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Diario
30 ottobre 2009
Questo – per il momento – è il nostro ultimo messaggio.
“Nessuno riuscirà mai a sbarrare la strada
alla verità e io sono disposto a morire perché essa avanzi”.
Solzenicyn
Come era nelle
nostre premesse, dopo oltre due anni di azione pubblica, troveremo un
risistemamento tattico.
Ci dichiarammo dall’inizio “prigionieri di coscienza”. Mai espressione fu
più azzeccata.
Lo abbiamo
visto. Sperimentato. Sulla pelle e nell’anima. Di essere “prigionieri di
coscienza”.
La
persecuzione ha assunto i caratteri di un vero e proprio genocidio, amicizie distrutte
da un giorno all’altro, altre amicizie che se ne vanno per sempre, diffamazioni
continue usate con ogni mezzo. INFAMITA’ contro i nostri militanti messe
in atto dai soliti servi prezzolati del sistema ANGLO-AMERICANO-SIONISTA. (Uomini operanti
in realtà dietro la copertura di potenti servizi segreti che hanno da sempre,
ossia da dopo il 1945, lavorato senza sosta per la schiavizzazione e
umiliazione quotidiana della nostra patria e del nostro popolo).
Non è più
possibile parlare pubblicamente, a nostro nome, di determinati eventi e
determinate situazioni.
Siamo ormai in
epoca da “samizdat”. Siamo ovunque circondati: non indietreggeremo. Al fondo
della vita c’è la Morte. Al punto che la morte si può esprimere come l’essenza
della vita. Coloro per cui la vita è solo raggiro, edonismo, materialismo
machiavellico, costoro sprofonderanno al primo istante: la depravazione
spirituale ha ormai raggiunto dimensioni sconvolgenti, abissali. Si ha un
disarmamento morale e spirituale vero e proprio. Noi ora ci rafforzeremo, ancor
più, sul piano dell’armatura spirituale, saremo come sempre al servizio dei
veri amici, degli ultimi, dei deboli, dei disagiati di ogni colore e razza, di tutti i detenuti che non hanno commesso reati
contro anziani, donne e bambini. Dei nostri fratelli e camerati detenuti. Per tutti i
nostri caduti, per i nostri amici che sono in una via senza ritorno, per chi
dalla Russia alla Serbia, dalla Palestina all’Iraq, dall’Afaghanist ,all’Iran per chi, ancora, con il suo dolore, con la
gioia della lotta fa in modo che la dittatura planetaria di coscienza non abbia
il suo definitivo, diabolico trionfo.
Anche per tutti loro, nostri fratelli nello spirito: Noi non
indietreggeremo!
Anche gli scrittori del samizdat
vennero processati, perseguitati, rinchiusi in ospedali psichiatrici, uccisi o
picchiati.
Erano definiti pazzi, visionari, paranoici, dal materialismo imperante.
Loro non avevano la minima speranza di vittoria. Volevano solo dire ai loro
figli: Ho fatto quel che ho potuto. Così noi. E un giorno Vinceremo...
Un forte abbraccio al caro Maurizio
Boccacci. Un Fascista
Da anni ed anni, quella di Maurizio è una delle
rarissime voci che pubblicamente, in modo radicale e coraggioso, denuncia da
Italiano libero, il quale fieramente rivendica come appartenente alla sua
storia personale e morale l'epopea eroica del Fascismo Rivoluzionario della
RSI, il totalitarismo giudaico usurocratico che ha ottenebrato dal 1945 la
nostra Patria.
Poco importa dunque tutto il resto, comprese posizioni passate di Maurizio che
non potevamo condividere.
Conta la sua MILITIA. Conta il coraggio nell'aver da sempre
sensibilizzato il nostro popolo sul dominio totalitario Sionista.
Maurizio Boccacci. Un Fascista ora e sempre!
Lunga vita alla MILITIA!
Se fare politica: significa abbindolare di
chiacchiere un’intera militanza giovanile per poi rinnegare tutto, tentando di
compattare l'area su parole di ordine berlusconiane ed anticomuniste,
evitando in qualsiasi modo di affrontare la tragedia dell'occupazione totale
della nostra Patria, allora è proprio il caso di dire forte e chiaro: VIVA
I PROVOCATORI, LUNGA VITA AI PATRIOTI DELLA MILITIA!
Salutiamo come sempre i nostri amici Detenuti: i fratelli GIL ed Enzo.
Anche: Mauro, Luigi, Sudo, Franco, Stefano, Gianluca ed altri camerati
detenuti.
Tutti i Detenuti d'Italia che non hanno commesso atti di violenza verso anziani, donne e bambini.
Tutte le ragazze o donne madri detenute.
Tutti
coloro che si trovano in ospedale lottando quotidianamente, comprese le
vittime dei famigerati OPG (ospedale psichiatrico giudiziario) o dei
TSO.
I sofferenti, gli umili, ma forti nello Spirito.
Tutti gli ultimi, tutti i barboni, gli emarginati di ogni colore/sesso/religione
Tutti gli anziani, tutti i
disabili, i portatori di handicap, i senza casa e tutti coloro che sono
vittime di gravi condizioni di disagio sociale, soli e abbandonati da
uno stato venduto al nemico e traditore delle sue tradizioni.
Gli Italiani di nobili
sentimenti consapevoli di essere parte di una grande Enclave
Mediterranea, libera dall'Occidente, libera dal Sionismo e per una
socialità migliore. Moralmente fieri di essere tali!
Salutiamo
anche tutti i lavoratori italiani in lotta contro le ipocrisie
democratiche per la difesa del proprio lavoro, del proprio stipendio,
della propria esistenza.
I bambini abbandonati (e sono
migliaia e migliaia nel mondo) come tutti quei bambini che sono stati
vittime di abusi, violenze morali e/o fisiche.
Tutti quelli che, solitari vilipesi
isolati, vivono ancora con un sogno fascista nel cuore, un fuoco che
non brucia emanando intensissima Luce.
Salutiamo anche le
basi giovanili, militanti ed eroiche (anche se deviate) di Forza nuova e di Casa Pound Italia.
Tutti gli uomini e le donne che
ancora oggi vivono con un sogno nel cuore.
Un abbraccio a tutti e grazie a coloro che ci hanno aiutato a "DURARE" ed esistere!
Inflazione, disoccupazione, recessione, LAVORO PER TUTTI e denaro a chi è al
limite della sopravvivenza....
Sono questi i veri problemi che più assillano gli italiani.
Tutto il resto può attendere o comunque viene dopo.
Ribadiamo: per la resurrezione della Patria
Libertà, indipendenza,
autodeterminazione e sovranità politica, economica, culturale e
militare per l'Italia, per l'Europa e per l'insieme dei Popoli-Nazione
del mondo.
Se, tutti insieme, non si recupera - con le unghie e con i denti -
la libertà, l'indipendenza, l'auto-determinazione e la sovranità
politica, economica, culturale e militare per la nostra Patria (Italia
ed Europa), qualunque iniziativa (teoricamente giusta!) contribuisce
esclusivamente a perpetuare la nostra sudditanza fisica nei confronti
delle forze straniere che occupano e colonizzano la nostra Nazione da
più di 60 anni.
TUTTO IL RESTO, E' CHIACCHIERA!
NON
Cooperatori-NON omologati-NON in vendita!
"Oscar conte di Toledo" CSFC- Enclave ITALIANA

| inviato da FrancoColombo il 30/10/2009 alle 21:16 | |
26 ottobre 2009
La vittoria del 28 ottobre e la necessità di una forza politica italiana “moderna”
La politica interna si fa balorda e
criminale quando.... persegue obiettivi autonomi e finalità ideologiche. Qui
risiede la debolezza della maggior parte delle rivoluzioni, i cui capi….che
hanno fatto fortuna con la demagogia, altro non hanno imparato e quindi non
sanno trovare la via che dalla mentalità dell’uomo di partito conduce alla
sensibilità dello statista. Per questa conversione, Mirabeu e Lenin morirono
troppo presto; Mussolini c’è riuscito bene. O. Splengler, Anni
della decisione, Padova 1994, pag. 163.
Ricordare il 28
ottobre, per una forza politica che voglia proporre un patriottismo modernista,
non nostalgico non passatista, è porre all’ordine del giorno il problema
fondamentale del fascismo come tattica e come strategia. L’ineguagliata
grandezza – e forse ineguagliabile - di Benito Mussolini fu
anzitutto quella di vincere e trasmutare il corso naturale e necessario della
storia (il lungo secolo americano ormai annunciato e consolidato, diverrà poi
“l’inquieto Nocevento”) mediante la
volontà politica ripiena di forza realista, relativista ed assolutamente
anti-ideologica. Nessun altro uomo politico o “condottiero”
del ‘900, o forse anche di prima se si eccettuano naturalmente i geni strategici
dell’antichità, ha saputo imporsi ed imporre un modello universale di “dottrina
politica” mediante la declinazione precisa di una tattica strategica partorita
quale pura idealità realizzata. Declinazione frutto appunto di una intuizione di
una sorta di hegeliano “spirito assoluto” che sa leggere e percepire la
necessità fondamentale dello “spirito del tempo”. Potrebbe formularsi,
nell’eventualità di un affresco storico, un paragone con Napoleone e con il
napoleonismo (il bonapartismo di cui cianciano storici ignoranti mettendolo
banalmente in relazione al mussolinismo è, nei termini di una precisa filosofia
della politica, tutt’altra cosa da Napoleone e dal napoleonismo…): ma va
comunque notato che Napoleone diveniva l’espressione più radicale di una Francia
che aveva comunque avviato un processo storico il quale, giusto o sbagliato che
fosse (non ci interessa qui discuterne), non attendeva che l’azione energica sul
piano della effettuale costruzione di Stato di una guida carismatica come quella
che certamente arrivò. Ci viene in mente una relazione – per quanto oscillante –
con una figura certamente “storico-universale” quale fu indubbiamente il grande
Lenin, “il genio della rivoluzione”. Ma anche in questo caso Lenin applicò alla
Russia, come nota giustamente il Berdjaev, una lezione strategica di radicalismo
giacobino. Non fu dunque una intuizione assoluta pura. La sua grandezza geniale
fu cogliere il momento stravolgendo la strategia nella tattica pura: “Perché i
bolscevichi devono prendere il potere proprio in questo momento? Perché la
prossima resa di Pietrogrado diminuirà di cento volte le nostre probabilità”
scriveva Lenin al Comitato Centrale il 12-14 settembre 1917 (I bolscevichi
devono prendere il potere).
Ma nessuno come Mussolini seppe dare corpo
compiuto in tecnica politica, mediante il movimento fascista, al puro movimento
spirituale che proveniva dalle trincee dileggiate offese insanguinate; seppe
quindi realizzare concretamente la tattica di una doppia strategia: squadrismo
arditista che ai limiti della legalità opera in senso di una positiva forza
creatrice nella società civile con una guerra di movimento totale e totalizzante
da una parte, e continui abboccamenti tattici con esponenti del blocco
conservatore antisocialista dall’altro che tutelano su un piano politico
concreto le conquiste di piazza dello squadrismo nazionalrivoluzionario,
abboccamenti che avrebbero reso necessaria la presenza di Mussolini ai vertici
dello Stato per fermare l’anarchia avanzante; seppe infine operare sul piano
dello Stato e dell’edificazione politica la vera rivoluzione, la rivoluzione
dall’alto. E soprattutto l’ultimo punto ha fatto di Mussolini, sul piano della
storia universale, un “genio politico” (politische Genie). Almeno fino al 1936, Mussolini presenta il
carattere dell'archetipo del Politico Europeo. Dell'uomo della ragion di
stato. E si consideri che si rapportò, in quel contesto, con altrettanti
genii della ragion di stato, tra i quali spicca indubbiamente Stalin,
considerato da Mussolini una sorta di inconsapevole "fascista russo", col suo
culto mistico dello Stato di potenza e la prassi concreta di un nazionalismo
grande-russo che si andò a sovrapporre di fatto al materialismo dialettico, pur
divenuto dottrina ufficiale.
Ora, sarebbe inutile
descrivere l’essenza anti-ideologica ed antidogmatica del fascismo. O ribadire
che l’essenza del fascismo fu certamente il mussolinismo quale metodo di pura
politica di potenza e che ci viene da ridere – per non piangere…- quando storici
presentatici come i più grandi conoscitori del fascismo (De Felice, Gentile
Emilio, Parlato etcetc) scrivono con tanta sicurezza e con beata incoscienza che
il mussolinismo non ha molto a che vedere con il fascismo. Inutile ora perder
tempo su questo terreno. Viceversa vogliamo brevemente elencare tre motivi che,
ove seriamente considerati, potrebbero permetterci di giocare finalmente un
ruolo propositivo nell’attuale situazione.
a) Abbiamo scritto sopra che il problema del fascismo è
un problema di tattica e strategia. Dunque è un problema di realismo politico.
Viceversa, lo diciamo en passant, in quanto è inutile soffermarsi sul
particolare o sull’inessenziale, i gruppuscoli marginali che – dopo il ’45-
avrebbero dovuto impugnare la “bandiera della libertà” della Nazione, dunque del
fascismo o neo-fascismo, sono caduti nella trappola di un tradizionalismo
impolitico o di un puro utopismo astorico, che sul piano politico ha condotto ad
oscillazioni tra golpismo
assolutamente irrealistico e movimentismo anarcoide spontaneista,
entrambi privi di strategia e di una presa di contatto con la realtà politica.
Unico tentativo originariamente serio – in quanto prendeva coscienza che il
metodo fascista era un metodo di realismo politico, di relativismo d’azione
tattica e di pragmatismo, dunque antitetico al tradizionalismo impolitico – fu
quello chiamato del “Movimento Politico Ordine Nuovo” ma anche questo cadde
velocemente nell’illusione antistrategica ed antipolitica del puro militarismo
ed i risultati furono ancora una volta catastrofici. Dunque tornando al problema
di strategia/tattica, lo scopo fondamentale di una forza che si voglia proporre
in una continuità sostanziale – non formale o carnevalesca come oggi è purtroppo
di moda – con il Fascismo di Mussolini è anzitutto la strategia della “Libertà
della Nazione”, perduta dal 1945. Tutte le forze, e ripetiamo tutte, che
vogliono seriamente e realmente realizzare storicamente tale scopo politico sono
nostre alleate tattiche fondamentali. Da quando il fascismo ha esaurito la sua
funzione storica abbiamo infatti perduto la libertà di Nazione autonoma. In quei
termini, in quelle modalità, in quella forma il fascismo è certamente morto nel
1945. Ma lo spirito autentico potrà rinascere se almeno una minoranza italiana
ed italianista – esasperatamente italianista come lo furono Mussolini,
Marinetti, D’Annunzio – fonda strategicamente la propria missione immediata
sulla “libertà della Nazione”. Solo dalla libertà della Nazione, solo da questo
processo storico-spirituale potrà rimettersi in moto lo spirito italianista del
fascismo: da nessun altro processo. Chi non ha chiaro questo, vada a perdere
tempo altrove e con qualunque altro fascista duro e puro rivoluzionario
antisistema diciannovista sansepolcrista etcetc……..
b) Il metodo finalizzato alla libertà dell’Italia è la
tattica. La strategia, nell'immediato, è l’individuazione del nemico. In quanto
l’essenza della Politica, come noto, è l’amico/nemico. L’amico-nemico come campo
aperto e dinamico della tattica/strategia, è il dominio autentico della
politica, della prassi. La Politica
oggi vive nei grandi blocchi strategici (funzionari del capitale, banchieri,
industriali, petrolieri e ove ci sono - senz'altro non in Italia - grandi
strateghi di una politica di potenza o grande politica): Deng lo ha capito circa
trenta anni fa, pochi altri lo hanno realmente capito, ancora immersi
nell'astrazione ideologica storicamente affermatesi con la Rivoluzione Francese
e con l'illuminismo. La Cina marcia infatti verso il primato mondiale;
gli altri continuano a farnitecare con un approggio ideologico impolitico o
antipolitico. Sebbene, nell’immediato non vi siano forze politiche consistenti
che abbiano un retroterra culturale e spirituale autenticamente italianista
(“adorare misticamente l’Italia anzitutto!” come diceva F. Tommaso Martinetti
proprio dopo il 25 luglio 1943: nessuno oggi immagina invece la potenza che
possa realmente scaturire dall’amare intensamente misticamente lo Spirito della
Nazione); tanto meno, dunque, vi siano forze che organizzino la loro esistenza
sociale e politica come una doverosa militanza per la grandezza dello Spirito
del Popolo italiano e per una politica sovranista di potenza grande-italiana, in
relazione allo spirito europeo innanzitutto, allo spirito del mondo o a quello
del tempo infine (come Fichte e Hegel ci insegnerebbero!); sebbene dunque queste
forze di modernismo nazionalista italiano per ora non vi siano, l’osservazione
degli eventi internazionali ci dice che lo spazio globale per l’unipolarismo
angloamericano (che domina, come abbiamo sopra ripetuto più volte, l’Italia) si
va sorprendentemente restringendo. Non possiamo qui analizzare le cause ed i
futuri effetti di questo importantissimo evento. Non è questo il luogo. Qui
sottolineiamo invece che dobbiamo essere pronti a comprendere se si presenterà
il momento della svolta strategica: “il balzo dello spirito fuori di sé” come lo
definiva Hegel. Il momento della svolta strategica – per una forza politica
esasperatamente e totalmente italiana-italianista o misticamente italiana – è
quello che si verifica nel momento in cui la potenza dominante potrebbe dare
segni di debolezza.
c) La forza politica italiana, autonoma e moderna, che
ora non c’è ma ci dovrà assolutamente essere quando la potenza strategicamente
dominante angloamericana (come vediamo ancora in questi giorni, anglo va ben
sottolineata…) darà segni di debolezza, dovrà essere capace di
declinare totalmente il proprio disegno strategico nel realismo e nel
contingentismo tattico completamente mutante. Tutto dovrà essere sacrificato,
continuamente distrutto (se servirà), per l’attuazione dello scopo. L’unico
dogma e l’unico principio, molla dell’azione continua è appunto il fine
strategico. Ci sia di esempio continuo proprio quanto Benito Mussolini scriveva
su “Il Popolo d’Italia”, del 23 marzo 1921: “Noi non crediamo ai programmi dogmatici, a
questa specie di cornici rigide che dovrebbero contenere e sacrificare la
mutevole cangiante complessa realtà. Ci permettiamo il lusso di assommare e
conciliare e superare in noi quelle antitesi in cui si imbestiano gli altri, che
si fossilizzano in un monosillabo di affermazione e di negazione. Noi ci
permettiamo il lusso di essere aristocratici e democratici; conservatori e
progressisti; reazionari e rivoluzionari; legali ed illegalitari, a seconda
delle circostanze di tempo, di luogo, di ambiente, in una parola di “storia”
nelle quali siamo costretti a vivere ed ad agire. Il fascismo non è una chiesa;
..è una palestra”.
Siamo consapevoli che si vanno
probabilmente avvicinando momenti storici in cui – come diceva Hobbes nel
“Leviatano”, Bari 2009, pag. 163 – “violenza e frode” saranno le virtù cardinali
del vivere civile; in cui le nozioni di “diritto e torto” come quelle di “giusto
ed ingiusto” non avranno valore. Dunque il problema principale per una forza che
sappia sintetizzare in una forza politica un messaggio nazionalista modernista è
quello di eliminare alla radice la zavorra ideologica, il problematicismo
intellettualista ed impolitico inconcludente, il purismo da setta da chiesa.
Operare come forza sociale che sappia cogliere le necessità sociali immediate
adattandole al contesto nazionale specifico, non riproponendo slogan vecchi di
almeno 60 anni! Si tratta di operare concretamente. Non avrebbe senso dire quale
sia la migliore forma sociale, non ha senso a nostro avviso fare grandi progetti
sociali in fondo utopistici. Si tratta in primo luogo di operare per la libertà
nazionale, al di fuori della quale ogni progetto o programma sarebbero pura
astrazione. Di osservare i movimenti dei grandi blocchi strategici di potenza
(Usa-Inghilterra, Cina, Russia, India) e di agire concretamente di rimessa o
quando se ne avrà la forza quale controforza effettiva. L’unica religione,
l’Italia. La sua libertà la sua grandezza la sua eternità. Fare blocco, fare
quadrato con tutti coloro che, presenti sul suolo d’Italia, come una mistica e
una religione del sacrificio e della redenzione, vogliono l’attuazione della
libertà e dell’indipendenza d’Italia. Per questo, occorre anzitutto una solida
disciplinata preparata futurista “classe dirigente” o, se si preferisce,
avanguardia nazionalrivoluzionaria italianista assoluta, che abbia chiaro il
nesso tattica/strategia e sia consapevole che non v’è più tempo da
perdere.
CSFC-Enclave ITALIANA
| inviato da FrancoColombo il 26/10/2009 alle 17:34 | |
13 ottobre 2009
OLTRE e al di là delle "CHIACCHIERE": I MIEI CAMERATI SONO QUELLI CHE CONDIVIDONO AL MIO FIANCO LA MIA TRINCEA!

Fuori dalle scatole del Fascismo, non solo le "destre" ma ugualmente, le "sinistre", i fautori del "centro", del centro-sinistra" e del "centro-destra" , dell' "estrema-destra" e dell' "estrema-sinistra" del sistema. Inutile, inoltre, scopiazzare dalle tesi del Fascismo le idee, i principi ed i valori che non vi appartengono. Non basta "mascherarsi" da camerati o fare finta di essere fascisti, per essere tali. Il Fascismo è una prassi che deve essere dimostrata 24 ore su 24, con il proprio modo di essere, di esistere e di agire.Crediamo in qualcosa di spiritualmente superiore all'uomo, non crediamo
nelle religioni così come non crediamo nei partiti; non cerchiamo la
vostra approvazione e del vostro disprezzo ce ne freghiamo.LA RIVOLUZIONE E' DAVANTI A NOI NON DIETRO!Non con la violenza. Solo le idee vive e coscienti mutano la situazione, non la
violenza. Chi ricorre alla violenza mostra di non avere idee o di non avere
fiducia nella propria idea: perciò non può realizzarla.
CSFC Enclave ITALIANA
| inviato da FrancoColombo il 13/10/2009 alle 10:32 | |
5 ottobre 2009
LO Ribadiamo. Per la resurrezione della Patria.
LO Ribadiamo. Per la resurrezione della Patria.
Libertà,
indipendenza, autodeterminazione e sovranità politica, economica,
culturale e militare per l'Italia, per l'Europa e per l'insieme dei
Popoli-Nazione del mondo.Se, tutti insieme, non si recupera -
con le unghie e con i denti - la libertà, l'indipendenza,
l'auto-determinazione e la sovranità politica, economica, culturale e
militare per la nostra Patria (Italia ed Europa), qualunque iniziativa
(teoricamente giusta!) contribuisce esclusivamente a perpetuare la
nostra sudditanza fisica nei confronti delle forze straniere che
occupano e colonizzano la nostra Nazione da più di 63 anni. TUTTO IL RESTO, E' CHIACCHIERA!NON COOPERATORI-NON OMOLOGATI-NON IN VENDITA! Non
con la violenza. Solo le idee vive e coscienti mutano la situazione,
non la violenza. Chi ricorre alla violenza mostra di non avere idee o
di non avere fiducia nella propria idea: perciò non può realizzarla.
| inviato da FrancoColombo il 5/10/2009 alle 13:30 | |
20 settembre 2009
LAVORO, LAVORO, LAVORO!
Organo Ufficiale della Confederazione Unica del Lavoro, della Tecnica e
delle Arti – C
"Solo la vittoria dell’Asse
ci avrebbe dato il diritto di pretendere la nostra
parte dei beni del mondo, di
quei beni che sono in mano a pochi ingordi e
che sono la causa di tutti i
mali, di tutte le sofferenze e di tutte le guerre. La
vittoria delle cosiddette
potenze alleate non dará al mondo che una pace
effimera e illusoria. PER
QUESTO VOI, MIEI FEDELI, DOVETE SOPRAVVIVERE E
MANTENERE NEL CUORE LA FEDE. IL
MONDO, ME SCOMPARSO, AVRÁ’ BISOGNO
ANCORA DELL’IDEA CHE È STATA E
SARÀ’ LA PIÙ’ AUDACE, LA PIÙ’ ORIGINALE
E LA PIÙ MEDITERRANEA DELLE
IDEE"
Organo Ufficiale della Confederazione Unica del Lavoro, della Tecnica e
delle Arti – C
Un vero e proprio movimento per il lavoro può chiedere
che il governo spenda il denaro direttamente nella creazione di posti di
lavoro, invece di concedere miliardi a banche e compagnie di assicurazione con
la vaga promessa che in qualche modo questo stimolerà l'economia, cosa che non
avverrà.
Un vero e proprio movimento per il lavoro può iniziare
a contestare il diritto dei padroni di sbarazzarsi dei lavoratori quando i
profitti diminuiscono. Sono i lavoratori in primo luogo ad aver costruito le
fabbriche, ad aver creato la ricchezza. Nei loro posti di lavoro sono contenuti
anni di giustizia sociale. Una buona porzione del loro salario è stata
destinata a coprire le pensioni ed i piani sanitari, ora sotto minaccia. I
lavoratori hanno diritto al loro posto lavoro e al controllo dei luoghi di
lavoro. SOCIALIZZAZIONE!
Nel mese di settembre, i capi di stato del G20 si
incontreranno a Pittsburgh per discutere della crisi economica. E' un momento
adatto ed un luogo ideale per i lavoratori per chiedere che i posti di lavoro
vengano messi al primo posto in tutti i programmi in discussione. Numerosi
gruppi e coalizioni stanno organizzando proteste ed altri eventi.
Il “Bail Out the People Movement” [http://bailoutpeople.org], che ha appena
partecipato al riuscito National People’s Summit and Tent City [www.peoplessummit.org] a Detroit, sta
lanciando un appello per una Settimana globale di solidarietà con i
disoccupati, da tenersi a Pittsburgh dal 19-26 Settembre. La sua richiesta
principale è il lavoro, ed allestirà per i disoccupati una tendopoli nella
città. Una grande manifestazione è prevista per il 20 settembre.
Pittsburgh 19-26 settembre.
Appuntate queste date sul vostro calendario. I
lavoratori hanno bisogno di lavoro, lavoro, lavoro!
Salutiamo tutti i lavoratori italiani in
lotta contro le ipocrisie democratiche per la difesa del proprio lavoro, del
proprio stipendio, della propria esistenza.
Ci rivolgiamo a
tutti i lavoratori, anche e soprattutto a quelli che ritengono il Fascismo un
nemico delle classi meno abbienti ed un alleato del capitalismo borghese, per
mostrare loro cosa fu veramente questa audace idea nata nel 1919 e cosa seppe
dare di sua iniziativa ai lavoratori italiani. Educhiamo il lavoratore ai
principi della socializzazione, ed avremo fatto di lui un uomo libero… Nel
pieno rispetto della Costituzione.
LO Ribadiamo. Per la
resurrezione della Patria.
Libertà, indipendenza, autodeterminazione e sovranità politica, economica, culturale
e militare per l'Italia, per l'Europa e per l'insieme dei Popoli-Nazione del
mondo.
Se, tutti insieme, non si recupera - con le unghie e con i denti - la libertà,
l'indipendenza, l'auto-determinazione e la sovranità politica, economica,
culturale e militare per la nostra Patria (Italia ed Europa), qualunque
iniziativa (teoricamente giusta!) contribuisce esclusivamente a perpetuare la
nostra sudditanza fisica nei confronti delle forze straniere che occupano e
colonizzano la nostra Nazione da più di 63 anni.
TUTTO IL RESTO, E' CHIACCHIERA!
Non vi chiedamo nulla...solo di affiancarci nella stessa trincea, senza
distinzione!
Null'altro...
NON COOPERATORI-NON OMOLOGATI-NON IN VENDITA!
Non con la violenza. Solo le idee vive e coscienti mutano la situazione, non la
violenza. Chi ricorre alla violenza mostra di non avere idee o di non avere
fiducia nella propria idea: perciò non può realizzarla.
Alla difesa del popolo
sottoposto a gravi pericoli politici, strutturali, riduttivi delle sue
prerogative e della sua libertà.
CSFC-Enclave italiana
"La socializzazione altro non é se non la realizzazione italiana, umana, nostra, effettuabile del socialismo; dico nostra in quanto fa del lavoro il soggetto unico dell'economia ma respinge le meccaniche livellazioni di tutto e di tutti, livellazioni inesistenti nella natura ed impossibili nella storia...."
| inviato da FrancoColombo il 20/9/2009 alle 0:35 | |
18 settembre 2009
Finiamola con i "conigli di pezza"
ONORI FASCISTISSIMI (quelli veri, da non confondere con
l'estrema-destra o la destra-radicale!)
AI MILITARI ITALIANI CADUTI IN
AFGHANISTAN!
A garantire la pace e la democrazia per conto terzi, la classe politica italiana vada personalmente e semmai, mandi i propri figli
e i figli di tutti coloro che sostengono
apertamente le missioni di GUERRA all’estero
dei militari italiani.
.
RITIRARE LE
TRUPPE DALL'AFGHANISTAN: NON FARLO CONFERMA LA NOSTRA STATURA DI POPOLO SERVO.
GIOVANI MANDATI AL MACELLO PER UN REDDITO.
LA CLASSE POLITICA ITALIANA è RESPONSABILE DEI MILITARI Italiani UCCISI.
CENTRO, DESTRA E SINISTRA, con l'avvallo democratico-antifascista delle
"estreme variegate", CONFERMANO LA TRADIZIONE DI SCHIAVITù AGLI STATI
UNITI.
"Non ricominciamo a correre dietro ai "conigli di
pezza"... Anche questa ennesima tragedia, si sarebbe potuta evitare se la
nostra Patria avesse potuto concretamente vantare ed esercitare la sua piena
Libertà, Indipendenza, Autodeterminazione e Sovranità politica. economica,
culturale e militare!" CSFC Enclave ITALIANA
| inviato da FrancoColombo il 18/9/2009 alle 0:2 | |
17 settembre 2009
Fascismo, Antifascismo ed i "conigli di pezza"
Fascismo, Antifascismo ed i "conigli di pezza"
Il lettore mi scuserà se, per una volta, mi permetto il
lusso di iniziare un mio articolo, partendo dalla fine: “(…) e mentre i
“levrieri scemi” continuano caparbiamente a rincorrere i “conigli di pezza”, i
tristemente noti “padroni del vapore” (coloro, cioè, che da circa due secoli
hanno ridotto l’uomo a semplice mercanzia, nonché a furbesco oggetto di rapina
organizzata, di sfruttamento per lo sfruttamento e di spietata ed inesorabile
speculazione…) continuano invariabilmente a fregarci, tutti, senza pietà!
Quei “gentiluomini”, come sappiamo, sono sempre gli stessi. Gli stessi, contro
i quali il Fascismo storico aveva disperatamente tentato di lottare,
rimanendone militarmente sconfitto e largamente diffamato. Gli stessi, contro i
quali, ufficialmente, un certo Antifascismo (quello di sinistra e di
estrema-sinistra, per intenderci) aveva creduto combattere, divenendone, al
contrario, l’involontaria “stampella” e l’inconsapevole supporto.
Chi sono i “padroni del vapore”?
Per poterlo scoprire, è sufficiente rileggere quanto scrisse, sul loro conto,
nel suo tempo, Jean-Gustave Courcelle Seneuil (1813-1892): “(…) hanno proposto
di sottomettere le società alle leggi della produzione della ricchezza,
d’imporre all’intelligenza ed alla moralità dell’uomo la dominazione degli
strumenti e delle cose materiali, negando, cioè, qualunque idea di previdenza o
di lungimiranza (sociale) derivante dalla sfera del politico. Questo, al punto
che, per “lasciar fare e lasciar passare...”, i governi dovrebbero praticamente
abbandonare il ruolo di educatori dei popoli che è loro normalmente affidato;
essi dovrebbero accettare che i deboli diventino la preda dei forti, fino a che
questi ultimi non si pongano nella condizione di infrangere le leggi che sono
previste per reprimere la violenza materiale! Gli stessi governi, dunque,
rispetterebbero i movimenti spontanei della ricchezza, anche quando quei
movimenti avessero come scopo di rovesciare qualunque ordine e qualsiasi
morale; essi lascerebbero corrompere, degradare, affamare, annientare intere
generazioni, e non interverrebbero! Essi lascerebbero esercitare sulla nazione
– da parte di potenze straniere – la stessa influenza che i privilegiati di un
tempo esercitavano nel seno della nazione, e non interverrebbero! Essi
lascerebbero distruggere tutti i legami di solidarietà che l’associazione
politica e civile stabilisce tra gli uomini, o peggio, si trasformerebbero
semplicemente in carcerieri e carnefici, al soldo degli oppressori!... “
(Dictionnaire Politique, Encyclopédie du langage et de la science politique,
Ed. Pagnerre, Paris, 1842, pag. 45).
Agli occhi di Courcelle Seneuil, quel tipo di proposte sembrarono talmente
assurde ed inaccettabili che non esitò a concludere il suo articolo con una
sincera ed imprudente nota di ottimismo…
“Certi sistemi – scrisse – potevano senz’altro essere esposti e dibattuti nel
contesto di un Parlamento (Camera dei Pari), ma era praticamente impossibile
che potessero realmente affermarsi o prevalere, fintantoché, tra gli uomini,
avesse continuato ad esistere un minimo di dignità e di morale umana”. E se per
puro caso, quel modo di “fare l’economia” fosse veramente riuscito ad
affermarsi e ad entrare in vigore, “gli sconfinamenti degli economisti nel
campo della politica, sarebbero stati bloccati sul nascere e l’opinione
pubblica li avrebbe senz’altro repressi” (sic!).
Come sappiamo, però, le cose non sono andate esattamente come l’intellettuale
francese aveva fiduciosamente previsto o candidamente sperato… Ed il
liberal-liberismo, contro ogni logica e qualsiasi previsione, si è comunque a
poco a poco affermato all’interno delle nostre società, fino a trasformarsi nel
“pensiero unico” e “prassi unica” che oggi conosciamo.
Per riassumere, dunque, diciamo che il principale problema, tuttora irrisolto,
che – da circa due secoli – continua ad assillare le nostre società, è il
liberal-liberismo. A mio giudizio, il più abominevole dei crimini contro
l’umanità!
Tutto il resto, invece – come l’anarchia, l’owenismo, il sindacalismo, il
saint-simonismo, il cartismo, il fabianismo, il fourierismo, il blanquismo, il
socialismo, il proudhonismo, il solidarismo-sociale-cristi
ano, il
laburismo, il bolscevismo, il marxismo-leninismo, il fascismo, lo stalinismo,
il socialismo-democratico, il nazional-socialismo, il nazional-sindacalismo-falangista,
il ba’assimo, il peronismo, il maoismo, il terza-mondismo, il castrismo, il
che-guevarismo, l’islamismo-rivoluzionario, lo chavezismo, ecc. (per non
citare che questi…) –appare, ai miei occhi (anche quando ha direttamente o
indirettamente prodotto dei risultati scellerati o malvagi…), come una serie di
spontanee e doverose reazioni contro quel primo crimine o dei singoli e
disordinati tentativi di dare comunque una soluzione al succitato problema.
Considero che il liberal-liberismo sia il principale ed il più imperdonabile
crimine contro l’umanità, in quanto la sua tuttora immutata ed immutabile
dottrina – costantemente confermata dalla sua prassi quotidiana – ci conferma
che deve essere l’interesse individuale di una qualsiasi persona fisica ,
giuridica o morale ad avere il diritto di prevalere sull’interesse generale di
interi Popoli o di intere Nazioni. Con l’odioso e stomachevole corollario che
l’uomo (in quanto “forza lavoro”) è, e deve continuare ad essere, uno dei tre
fattori della produzione (gli altri due, essendo il capitale e la tecnologia) .
Il tutto, naturalmente, come se l’uomo potesse essere comparato o equiparato ad
un “cassetto di soldi” o ad un qualunque “utensile” o “arnese”!
Ora, di due cose l’una:
- se i dogmi liberal-liberisti corrispondono alla natura dell’uomo ed agli
scopi o alle finalità della sua esistenza, non vedo la ragione per la quale i
fascisti e gli antifascisti di sinistra e di estrema-sinistra dovrebbero
illogicamente insistere ad opporsi alle evidenze della realtà umana e,
par-dessus le marché, continuare ad odiarsi e ad osteggiarsi vicendevolmente,
facendosi invariabilmente e reciprocamente la “guerra”; quando, invece, avendo
l’umiltà di riconoscere la giustezza del pensiero e della prassi
liberal-liberista, renderebbero un migliore servizio ai nostri popoli ed alle
nostre nazioni, se decidessero, di comune accordo, di unire strategicamente le
loro forze e le loro energie, per cercare, almeno, di eliminare le
contraddizioni interne dell’attuale sistema; ad esempio, reclamando a gran voce
l’abolizione degli Stati e dei Governi, oppure – magari per risparmiare sui
costi di esercizio… – pretendendo il licenziamento in tronco dell’insieme delle
controfigure politiche che “coprono” ufficiosamente, all’interno delle nostre
istituzioni, gli interessi della finanza internazionale; in modo particolare,
per permettere all’uomo della strada, di potersi finalmente fare governare da
un solo ed unico “padrone”: i Presidenti-direttori generali della totalità
delle banche e degli istituti finanziari dei nostri Paesi;
- se, al contrario, i dogmi liberal-liberisti non corrispondono alla natura
dell’uomo ed agli scopi o alle finalità della sua esistenza, non mi riesce
ugualmente di capire la ragione per la quale i fascisti e gli antifascisti di
sinistra e di estrema sinistra dovrebbero continuare, contro ogni logica ed
ogni buonsenso, ad odiarsi e ad osteggiarsi a vicenda, facendosi invariabilmente
e reciprocamente la “guerra”, quando invece, sarebbe molto più assennato e
mutuamente profittevole che decidessero di unire le loro forze e le loro
energie, per cercare, prima di tutto, di riconquistare la libertà,
l’indipendenza, l’autodeterrminazione e la sovranità politica, economica,
culturale e militare dell’Italia e dell’Europa (senza le quali, pretendere di
“fare politica” o di migliorare qualcosa all’interno dei nostri Paesi,
continuerebbe ad essere una semplice contraddizione in termini!); ed in secondo
luogo, realizzare un nuovo sistema politico-economico-sociale
, alternativo
a quello del liberal-liberismo, nel quale l’interesse generale delle nostre
società possa prioritariamente prevalere sull’interesse individuale di
qualsiasi persona fisica, giuridica o morale.
Questo – direte voi – significherebbe riproporre la riedizione di un nuovo
Fascismo . Ed in quanto tale, sarebbe inaccettabile, sia dall’Antifascismo di
sinistra e di estrema-sinistra (per ragioni “ideologiche”) che
dall’Antifascismo di destra e di estrema-destra, per ragioni strettamente
“economiche”.
Capisco gli antifascisti di destra e di estrema-destra: gli unici, a mio
avviso, che – in Italia, in Europa e nel mondo – abbiano realmente capito cosa
fosse e rappresentasse il Fascismo. Non capisco assolutamente gli antifascisti
di sinistra e di estrema-sinistra che – a causa del loro tradizionale
“accecamento” ideologico e della loro volontaria fossilizzazione politica –
continuano, ancora oggi, a vedere nel Fascismo, esclusivamente il “male
assoluto”: quello, cioè, che è stato loro descritto dalla propaganda
liberal-liberista!
Gli antifascisti di destra e di estrema-destra, infatti – conoscendo
perfettamente la natura indipendentista e rivoluzionaria del Fascismo, la sua
portata anti-liberal-liberista (l’imbrigliamento giuridico del sistema
capitalista e la neutralizzazione politica dei suoi effetti economici nefasti,
senza per altro dovere abolire l’iniziativa privata) e la sua vocazione sociale
– sono i soli che, nel panorama politico dei nostri Paesi, possano realmente
vantare delle giustificabili e comprensibili ragioni, per continuare ad odiare
ed a fare odiare le idee di Mussolini.
Non dimentichiamo, infatti, che agli occhi del liberal-liberismo, la viscerale
incompatibilità con il Fascismo era (ed è) tale che i succitati “padroni del
vapore” – dopo avere inizialmente lasciato intendere che appoggiavano il
Fascismo, in funzione Anticomunista… – non esitarono affatto, per tentare di
salvaguardare i loro egoistici ed inconfessabili interessi, a scatenare la
Seconda guerra mondiale e, simultaneamente, foraggiare finanziariamente e
militarmente l’URSS e l’Antifascismo di sinistra e di estrema-sinistra. Questo,
non solo per potersi definitivamente sbarazzare del Fascismo Regime ma, soprattutto,
per potere, in seguito, riuscire “democraticamente” (cioè, con il volontario ed
irresponsabile consenso della sinistra e dell’estrema-sinistra) a cancellare
perfino il ricordo, dell’insieme delle incalcolabili conquiste sociali del
Fascismo (e, tra queste, la Carta Nazionale del Lavoro e la Socializzazione
delle imprese) e fare ritornare l’Italia, allo status quo ante!
I medesimi “padroni del vapore”, in fine, per tentare di danneggiare ancora di
più il Fascismo che fu e di esorcizzare preventivamente l’eventuale Fascismo
che potrebbe rinascere, cercano disperatamente di “vendere”, all’uomo della
strada, un populismo patriottardo da avanspettacolo, ampiamente omologato ed
infeudato agli interessi di Us-Israel (il cosiddetto berlusconismo). Un populismo,
cioè, che – a destra, a sinistra o al centro dell’attuale schieramento
partitico (totalmente asservito al “partito americano”!) – si continua
ingannevolmente a lasciare credere che possa essere un nuovo “fascismo”.
Chi sono, dunque, i “levrieri scemi”?
Tutti coloro (“fascisti” o “antifascisti”) che, in contrasto e contraddizione
con le loro stesse idee ed ogni possibile ed accertabile evidenza umana,
continuano insensatamente a sprecare il loro tempo e le loro energie, per
cercare vanamente di rincorrere dei semplici “conigli di pezza”.
E quali sarebbero, quei “conigli di pezza”?
Semplice: il “Fascismo” descritto dalla propaganda di guerra (1939-1945) delle
Potenze vincitrici del Secondo conflitto mondiale e l’ “Antifascismo” di
servizio sistematicamente predicato e meticolosamente diffuso, tra le
popolazioni, dalle ultranote e forvianti centrali della disinformazione e della
manipolazione mediatica.
In altre parole, i classici e proverbiali “specchietti per le allodole” che i
già citati antifascisti di destra e di estrema-destra (o, se si preferisce, i
“padroni del vapore” o maîtres à penser dell’intero sistema liberal-liberista)
– per avere la certezza di potere impunemente continuare a regnare sui nostri
Paesi ed a sgrassare le nostre tasche – non perdono mai un’occasione di fare
incessantemente balenare davanti agli sguardi smarriti ed alle coscienze
confuse o disorientate dei suddetti ottenebrati “levrieri”.
Alberto B. Mariantoni ©
NOTE:
1) Per averne un’idea, vedere questo mio articolo: http://aeternia.it/aeternia/abm/Crisi_corde%20e%20sapone.pdf
2) “Una persona fisica è un essere umano titolare di diritti e sottomesso a
degli obblighi” (François Phelizon, Lexique des termes économiques, 2ª
edizione, Technique et Vulgarisation S.A., Paris, 1975, pag. 118).
3) Qualunque soggetto di diritto avente la capacità di intendere e di volere.
Questo soggetto può ugualmente essere una “persona fisica “ o una “persona
morale “.
4) “Una persona morale è un raggruppamento di individui ai quali il diritto
riconosce una personalità distinta da quella dei suoi membri” (Jean-François
Phelizon, Lexique des termes économiques, Op. cit., pag. 118).
5) Concetto mai rimesso in discussione da nessuna organizzazione di sinistra,
né di estrema-sinistra. A differenza dell’Antifascismo di sinistra e di
estrema-sinistra (che – insieme al liberal-liberismo capitalista – continua a
considerare l’uomo come uno dei tre fattori della produzione), il Fascismo
italiano concepì l’uomo come soggetto e finalità della storia, della politica,
dell’economia e della vita sociale.
6) Per comprendere che i nostri politici sono delle volgari “controfigure” che,
in realtà, non governano nulla, è sufficiente analizzare i risultati degli
ultimi G-8 o G-20 di Londra e de L’Aquila. Des voeux pieux… Ed intanto, la
finanza internazionale continua a fare i comodi suoi, alla faccia e sulla schiena
dell’uomo della strada.
7) Poi, chiamatelo come volete ma, questo fu e questo potrà di nuovo essere il
Fascismo, se lo vorremo o lo desidereremo!
8) In tutti i casi, meglio di certi “neo-fascisti” e di certi “neo-comunisti”!
Con l’aggravante, per la maggior parte dei responsabili delle numerose e
protoplasmatiche organizzazioni della cosiddetta destra-radicale, in quanto,
questi ultimi continuano ad ispirarsi al “fascismo”, così come l’antifascismo
(di destra, di centro, di sinistra, di estrema-destra e di estrema-sinistra)
voleva che fosse!
9) Pensando che il Comunismo potesse rappresentare una reale minaccia ed un
temibile concorrente del Capitalismo sulla via della dominazione mondiale delle
risorse, dei mercati e dei popoli, i liberal-liberisti avevano inizialmente
appoggiato il Fascismo, pensando di potersene servire come una specie di
“polizza di assicurazione” sulla loro vita e sui loro beni. Quando, invece, a
partire dalla metà degli anni ’30, incominciarono ad accorgersi che il
Comunismo – a causa delle sue crisi strutturali interne – non avrebbe mai
potuto economicamente competere con la razionalità, la produttività, la
prodigalità e l’efficacia del loro sistema (ciò che Mussolini aveva
perspicacemente già intuito dal 1915-1918!), invertirono diametralmente la loro
rotta e si misero a sostenere e foraggiare l’Antifascismo di sinistra e di
estrema-sinistra (e. più tardi, addirittura l’URSS), per potere riuscire a
sbarazzarsi del Fascismo e, con la stessa occasione, ogni possibile
applicazione della sua principale equazione: il Lavoro uguale al Capitale; il
Capitale uguale al Lavoro.
Alberto B. Mariantoni ©
| inviato da FrancoColombo il 17/9/2009 alle 23:55 |
16 settembre 2009
I veri italiani non devono disperare.
I veri italiani non devono disperare.
Carl Schmitt, Tagebucher. Oktober 1912 bis Februar 1915, Berlin 2003, pag. 163
Risulta non facilmente comprensibile – ad ogni osservatore di situazioni politiche internazionali – il motivo per cui dal ’45 ad oggi gli angloamericani abbiano in un certo senso eletto l’Italia, una Nazione priva di un valore centrale nella partita geostrategica o geoenergetica che si va annunciando (sono addirittura più importanti, in tal senso, paesi come il Kazakhstan o il Venezuela stesso), a territorio privilegiato di esperimenti “psicologici” o “sociali” della peggiore specie, per continuare il loro indisturbato, totale dominio sulla nostra Nazione.
Sono talmente tanti e vari gli esempi che si potrebbero portare, sulla centralità assunta dall’Italia nelle più delicate vicende di politica internazionale quantomeno dal ’45 al ’93, che è certamente inutile tornarci sopra. Oggi, ad esempio, siamo arrivati ad una continua, ossessiva campagna di stampa internazionale, ma più precisamente angloamericana, contro un Presidente del Consiglio il cui unico irrimediabile torto, agli occhi di Londra e degli Usa, è quello di tentare di recuperare dei minimi spazi di autonomia politica tattica in una chiave sovranista nazionale, con l’apertura di un dialogo strategico geoenergetico e geopolitico di largo respiro con Mosca, Tripoli, Il Cairo ed anche con Pechino, dialogo che a fronte di investimenti e relazioni commerciali ha posto il governo italiano come garante per svariati benefici e vantaggiosi ritorni.
Ciò ha portato alle esplicite proteste politiche di Usa (tramite l’ambasciatore in Italia) e Londra verso la “preoccupante” politica estera italiana, troppo poggiata su Mosca, a loro dire.
Certamente, il fatto che il Presidente del Consiglio si giochi la partita fondamentale sul piano del gossip (peraltro a mio modesto avviso, sbagliando obiettivo: si veda vicenda Feltri – Boffo, comunque centrato da “Libero”: caso Elkann/Agnelli), piuttosto che su quello della pura politica decisionista, “di forza”, in una situazione di emergenza quale è effettivamente quella odierna, non depone a suo onore, tanto meno a suo vantaggio: tutt’altro.
Ciò che tuttavia lascia assai perplessi è il fatto – per chi consulta testate inglesi o americane – che una linea politica di iniziale “indipendenza nazionale” avviata dal Berlusconi IV abbia destato in tali ambienti tante preoccupazioni che addirittura non si parli più in prima pagina del “dittatore Putin”, e che vicende talmente importanti per gli atlantici, come quelle dei “diritti umani” dei buddisti tibetani o dei musulmani in Xinjiang, che fino a poco fa costituivano il problema principale di ogni dibattito politico internazionale, ora vengano affrontate in secondari trafiletti. Tali testate si soffermano invece continuamente sulle presunte “ore contate” del Berlusconi IV, sulla necessità di un nuovo governo italiano, più ligio alle direttive d’oltreoceano.
E’ necessario quindi avviare una lettura estremamente sintetica dei fatti essenziali del secolo appena passato, per leggere con attenzione gli eventi che si vanno sviluppando e in futuro si acuiranno.
Il Novecento, l’ “inquieto Novecento”, rimane certamente il secolo da analizzare a lungo per comprendere i fatti di oggi e quelli di domani. Nessun secolo come il Novecento ha veduto l’irrompere sulla scena storica di autentici “geni strategici” che hanno condizionato e determinato il destino stesso degli eventi planetari. E’ un fatto sorprendente, che lascia addirittura sbigottiti se solo si pensa che secoli interi passavano lentamente e stancamente senza “decisive” intuizioni strategiche. Il Novecento è stato per eccellenza il secolo di terremoti e rotture strategiche vere e proprie.
Tra questi “geni strategici”, emergono : Wilson, se oggi l’angloamericanismo (anche e soprattutto nelle sue torsioni più realiste alla Brzezinski o alla Kissinger) detta le condizioni planetarie lo dobbiamo senza meno al messianismo wilsoniano; Lenin, il primo a trasferire concretamente sul piano politico il fulcro concettuale della guerra, ossia la distinzione amico/nemico, nonostante il suo disegno strategico definitivo si rivelava infine fallimentare; Mussolini, l’unico a dare nel corso dell’intero secolo una risposta spiritualmente europea all’offensiva strategica angloamericana; De Gaulle, l’unico ad uscire pragmaticamente dalla logica dei blocchi impostasi dal 1945 con un atto politico essenziato di puro decisionismo e di sovranismo nazionalista; Deng Xiaoping, infine, il quale, frantumando decenni di sterili utopismi maoisti e/o linbiaoisti, comprendeva che l’unica sfida strategica con l’Occidente poteva essere giocata dalla Cina solo sul piano della conquista dei mercati e dei capitali (cuius regio ejus industria)(1).
Mussolini e noi
Ora, se dovessimo stabilire chi tra questi “geni strategici” ha meglio concretizzato, in termini storico-politici, la hegeliana essenza dell’ “anima del mondo”, ovverosia la necessità strategica, nel processo della storia universale, di prendere coscienza della realizzazione dell’opera universale che lo spirito del mondo esige, direi senza dubbio Mussolini. E questo va detto proprio prescindendo radicalmente da ogni fattore ideologico e/o emotivo-passionale. Dopo anni di attento studio di tutti i più importanti testi storiografici o filosofici riguardanti il fenomeno, testi dai quali sono stato peraltro anche in passato condizionato (De Felice, Gentile E., Sternhell, Del Noce), sono infatti arrivato alla definitiva conclusione che il mussolinismo e il Fascismo sono, nelle loro linee essenziali, degli illustri sconosciuti. Basterebbe consultare i testi di E. Gentile o di Sternhell, ad esempio, sulle origini l’uno, su la nascita l’altro, di una “ideologia fascista”, per rendersi conto di quanto siano pretenziosi i due volumi e di come arrivato alla fine dei volumi stessi, il lettore attento prenda coscienza che proprio in base a quanto ha letto non è possibile parlare di una “ideologia fascista”.
E’ ben difficile, infatti, che uno storico o un filosofo possa spiegarci l’azione intima, strategica, del Politico. E’ possibile ricostruire storicamente l’azione di un fondatore di stati o di un generale, ma risulta veramente difficile, arduo, immedesimarsi nello spirito intimo di un genio creatore (uso l’espressione nella sua declinazione etimologica, non apologetica) strategico-politico. Inoltre Mussolini è evidentemente ancor più difficile da comprendere di un Lenin, le cui radici marxiste (fortemente ideologico-messianiche) erano rivendicate dallo stesso, fino alla fine, per quanto avessero subito una determinante declinazione soggettivistica-volontaristica senz’altro non ortodossa, o di un Hitler, il cui progetto strategico (fortemente ideologico-messianico anche questo) era perfettamente esposto nel “Mein Kampf” e nel “Mein Leben” ed allo stesso appunto l’hitlerismo si adeguava nel corso della sua azione politica.
Al contrario, Mussolini ha fornito un esempio radicale di spietato realismo politico basato in sostanza su un “machiavellismo superiore”: nella sua azione non vi è stato affatto eccessivo spazio per un ideologismo messianico né per una declinazione della politica in senso ideologico.
Lenin imprimeva in sostanza una svolta storica, una rottura di paradigma la possiamo chiamare, al movimento comunista mondiale, sacrificando ogni mossa tattica (l’interventismo politico volontarista, il movimento del partito e dell’organizzazione centralizzata) al fine strategico fondamentale: la classe quale prospettiva strategica storico-universale, con il partito macchina da guerra esterna, organizzazione tattica di appoggio alla classe. La base del leninismo è l’analisi politica della rivoluzione. Nel settembre del ’17 supportava il punto di svolta della rivoluzione che si andava allargando: “Se non prendiamo il potere adesso, la storia non ci perdonerà. Il partito ha l’obbligo di riconoscere che l’insurrezione è posta all’ordine del giorno…In questo momento non si può rimanere fedeli al marxismo e alla rivoluzione senza considerare l’insurrezione come arte”. Circa un mese dopo, sosteneva che il partito non si può lasciar guidare dallo stato d’animo delle masse poiché è instabile e non può essere esattamente calcolato e quindi si doveva lasciar guidare solamente dall’analisi obiettiva e dalla valutazione della rivoluzione. La svolta storica era definitivamente posta da Lenin quando determinava dall’alto l’ordine dell’offensiva finale, chiamando tutti – il partito, i soviet, le masse, gli operai - alla insurrezione armata. Si ha in quel preciso momento storico uno spostamento decisivo, assoluto, nella lotta politica mondiale. Lenin teorico del proletario e Lenin politico rivoluzionario sono ormai coincidenti in un singolo destino storico. Il nemico di Lenin è il nemico della classe operaia: nemico assoluto, nemico dell’umanità. Inizia dunque – con Lenin, come ormai noto - la massima radicalizzazione storica del concetto politico. Ogni guerra dovrà avere un carattere “ideologico”, di guerra definitiva e finale per i destini dell’umanità.
“Lenin, in quanto rivoluzionario di professione della guerra civile mondiale, andò oltre, e fece del vero nemico il nemico in assoluto. Clausewitz aveva parlato di guerra assoluta, ma presupponendo la regolarità di una struttura statuale. Certo non poteva ancora immaginare lo Stato come strumento di un partito e un partito che comanda uno Stato. Con l’assolutizzazione del partito, anche il partigiano diventava qualcosa di assoluto, e veniva elevato a portatore di inimicizia assoluta”(2) .
L’iniziativa leninista dell’ottobre bolscevico pone il partito verso la classe nel quadro del momento tattico rispetto al disegno strategico messianico finale. Per questo il disegno strategico finale sarà fallimentare: la classe come sostanza dialettica, quale automovimento, della futura società senza classe si rivelerà un fallimento. Le basi dello Stato operaio debbono essere tattiche ed identificarsi con le funzioni del partito, nella visione leninista. Ma per salvare il disegno strategico, che si comprende dall’inizio è posto su fragili basi, destinate a crollare, Stalin è costretto a ripiegare il leninismo e a fare della tattica di Lenin la sua strategia portante.
Ora, il Mussolini vincitore della guerra civile italiana (1919-1922), di contro alle visioni ideologiche che pongono il momento strategico come sintesi assoluta dei movimenti tattici, sembra decisamente privilegiare una metodologia politica antidogmatica e antideologica per eccellenza. Di puro realismo politico. Nel “Popolo d’Italia” (22 novembre 1921), Egli scrive un pezzo fondamentale intitolato: “Relativismo e fascismo” in cui, dopo aver proclamato la morte storica dello scientismo quale metodo di conoscenza esatta, con sconcertante sincerità, afferma: “Se per relativismo deve intendersi il dispregio per le categorie fisse, per gli uomini che si credono portatori di una verità obiettiva immortale, per gli statici che si adagiano invece di tormentarsi e rinovvellarsi incessantemente, per quelli che si vantano di essere sempre uguali a se stessi, niente è più relativistico della mentalità e dell’attività fascista”.
A Trieste, d’altra parte, nel settembre del 1920 aveva già dichiarato che “fascismo significa antidemagogia e pragmatismo” ed il mese successivo su “Il Popolo d’Italia” aveva ribadito che il fascismo è tale “in quanto permette una pragmatica latitudine di atteggiamenti, a secondo delle circostanze di tempo, di luogo, di ambiente”, tutti riferimenti che servivano chiaramente a porre una netta differenziazione tra il fascismo “atto di vita” e “il dottrinarismo ideologico” che è “esercitazione di parole”.
Usando la medesima tattica armata leninista (dove il partito fascista deve però supportare – dogmaticamente e totalitariamente in tal caso- l’azione del Principe: Mussolini) ma in un progetto strategico antidemocratico e anticomunista, finalizzato a portare su posizioni di interventismo nazionalrivoluzionario il gruppo strategico di potere della borghesia conservatrice italiana (o almeno una consistente parte di esso), Mussolini introduce la guerra di movimento nella società civile italiana (lo squadrismo fascista ha la funzione politica fondamentale di compenetrare di dinamismo attivista nazionalrivoluzionario le sfere conservatrici dell’esercito, non viceversa), avendo gradualmente ragione e di una dirigenza socialista e comunista e di una liberale e democratica che ragionavano e agivano ancora nei termini e nei modelli di guerra di posizione, di blocchi politici statici, tutti fondati sulla strategia, assolutamente privi di qualsivoglia sperimentalismo tattico.
Il realismo politico mussolinista emerge chiaramente dalla dottrina politica italiana, quella che ha reso il Machiavelli il profeta armato di tutti i tempi. E come il Segretario fiorentino, Mussolini non usa la formula dogmatica del “miglior governo”, ma si chiede sempre quale è “il possibile governo”. Come Machiavelli, Mussolini è un pessimista antropologico: l’uomo è nella maggior parte dei casi essenzialmente dominato dall’impulso al male, dall’egoismo più abietto, dall’edonismo e dall’utilitarismo sfrenato (B. Mussolini, Preludio a Machiavelli, Gerarchia, III, 1924; Id., Forza e consenso, Gerarchia, IV,1925). Interessante al riguardo, la lettura data da Gramsci del mussolinismo nei Quaderni (3, 34), in base a cui la formula Machiavelli=machiavellismo=Stato-potenza, diviene la principale arma della “reazione” e pura apologia dell’antidemocrazia, dell’antiegualitarismo e dell’autoritarismo. Il campione ottocentesco dell’antidemocrazia neo-machiavellica è identificato da Gramsci in Hegel, sulla base della visione di quest’ultimo della servitù quale culla di libertà (Quaderni 11, 18).
Tutto questo dovrebbe bastare a farci comprendere l’essenza assolutamente tatticista del realismo politico mussolinista. La strategia viene da Mussolini stravolta e ripiegata completamente nel momento tattico. Come nessun altro ha saputo declinare la sua visione del mondo fondamentale (rivoluzionaria conservatrice) azzerando e annichilendo il progetto strategico nelle esigenze tattiche del momento. Con un assoluto senso del limite, un freddo equilibrio strategico, che, almeno fino al 1938, nessuno si può vantare di possedere allo stesso modo.
Il Mussolini vincitore della guerra civile italiana (1919-1922) fornisce un quadro sintetico radicale di una doppia strategia (illegalità e legalità) che viene apparentemente sacrificata nelle piccole conquiste tattiche, nei piccoli ma fondamentali avanzamenti di posizioni. Partito originariamente –una volta tornato dal fronte - da posizioni di assoluta minoranza e di totale marginalità politica, Egli sacrifica totalmente la teoria (la conoscenza soggettiva, unilaterale del processo storico oggettivo in divenire) all’atto politico puro, all’intervento-decisione (volontà di sovvertire il processo storico inarrestabile: democrazia, diritti, neo-illuminismo). Con Mussolini, la politica diviene pura, totale azione soggettiva del capo, la guerra è l’idea, l’atto soggettivo – ancora - è l’intervento su ciò che precede la oggettività storica, affinché questa non passi e trionfi (la necessità della svolta tattica continua e dell’estremo tatticismo mussolinista risiede qui).
Gli avversari più seri, tra cui il condottiero e fondatore dell’Armata Rossa, si trovano costretti ad indicare in Mussolini un esempio strategico (H. Abosch, Trockij e il bolscevismo, Milano 1977, pag. 47). Agli inizi del 1925, Egli si fa infine Dittatore. La sovranità politica è ormai totalmente riposta nel suo pensiero e nella sua azione decisionista. Non può così stupire che Carl Schmitt, in quegli anni a ridosso di tali eventi, scriva che “un Italiano ha espresso di nuovo, come già nel XVI secolo (chiara l’allusione a Machiavelli), il principio della realtà politica”(3).
Se Mosca e New York sono le capitali ideologiche in cui viene particolarizzato un disegno strategico di progressismo estremista e dogmatico razionalista di radice neo-illuminista (da cui lo stalinismo poi, soprattutto dal ’41, tenterà di uscire completamente), l’Italia di Mussolini è essenzialmente “bonapartista”, diviene il centro della Machtpolitik, una scuola di modernismo politico d’avanguardia, fondata sul culto mistico dello Stato di potenza.
Mussolini, come Napoleone nel secolo precedente, è lo spirito europeo che applica il katechon (S. Paolo 2 Ts, 2,6), ossia lo spirito potenza che frena, trattiene e cerca di stravolgere l’irruzione messianico-escatologica del nichilismo moderno tecnicamente più distruttivo incarnato dalla grande nave angloamericana: “priva della determinazione del proprio senso interiore, che scivola nel maelstrom della storia”(4).
Nemmeno andrebbe ricordato, tanto è ormai noto, che nelle università cinesi si studia in quegli anni diritto corporativo, che nel primo New Deal roosveltiano si hanno vasti richiami all’economia programmata di radice fascista, che un po’ ovunque nel mondo abbiamo intellettuali o movimenti che si richiamano esplicitamente (non è questo il contesto per stabilire con quale coerenza) al fascismo di Mussolini; basterebbe ricordare quanto di più geograficamente lontano possa esservi, ossia le note “Camicie Verdi” del brasiliano Delgado che permettono a Getulio Vargas di conquistare il potere.
Il disegno strategico di Mussolini è di grande respiro. Oltre alla radicale modernizzazione dell’Italia, alla volontà di militarizzare il popolo italiano, riallacciandolo – in un passato troppo lontano effettivamente – al mito della romanità ed in tempi più vicini, oltre alla battaglia di Legnano e alla disfida di Barletta, al radicalismo nazionale, eroico e volontaristico che nel Risorgimento viene comunque ben distinto dal filone democratico-progressista e positivista, al superamento interno di ogni materialismo astratto e distruttivo e di ogni economicismo, l’aspetto strategico del regime fascista si fonda sulla volontà metastorica assoluta di rendere l’Italia una Grande Potenza. Assumendo l’aspetto di potenza mondiale che aspira alla grandezza totale, al proprio “spazio vitale”, l’Italia di Mussolini rivendica al tempo stesso la primogenitura di un momento spirituale puro, di un autentico movimento spirituale che si può caratterizzare come una “rivoluzione conservatrice europea”. Il capo del fascismo italiano, con la sicurezza di una intuizione strategica che nella storia dell’arte si definirebbe geniale, fornisce una inscindibile formulazione politica ad un impulso spirituale che milioni di giovani europei avvertono discendere come un’onda spirituale. Quando Mussolini si proclama Dittatore, i reduci dell’intero continente europeo, ovunque derisi e diffamati, sanno che i loro valori possono diventare forza di stato, che l’animazione spirituale sperimentata nelle trincee può, nel destino della civiltà europea, prendere il posto delle astratte mitologie ideologiche di taglio razionalista, umanitarista, progressista, egualitarista. Significativo, che in piena guerra, dal 1943, l’idea di un eurofascismo o di un fascismo europeo compiuto prende piede in seguito ad un’intuizione strategica di Mussolini, che già aveva teorizzato del resto negli anni Trenta: il fenomeno volontarista paneuropeo della “terza ondata”, quello del 1943, è infatti un fenomeno eurofascista e mussolinista(5).
Non è questo il contesto per approfondire la relazione tra fascismo e nazionalsocialismo tedesco, ma va comunque detto che le simpatie mussoliniane – in Germania – andavano originariamente più agli Elmi d’Acciaio-Lega dei Soldati del Fronte (Stahlhelm-Bund der Frontsoldaten)(6) che ai nazionalsocialisti di Adolf Hitler, di cui Mussolini probabilmente non approvava il dogmatico estremismo strategico di fondo, che era chiaramente antitetico alla metodologia politica ultratatticista e antidogmatica del capo italiano.
Far diventare l’Italia grande potenza, come detto. In tal senso, Mussolini gioca strategicamente la carta più rischiosa, ma che si rivelerà decisiva: distruggere, annichilire quell’apparente equilibrio europeo interno che si regge su un concerto franco-inglese. Accelerando le nostre posizioni di forza nel Mediterraneo, prendendosi la spazio vitale in Africa, intuendo la strategia fondamentale dei tempi nuovi (e oggi, a quasi un secolo di distanza, ne iniziamo a prendere consapevolezza…) ossia che “il numero è potenza”, realizzando infine l’Impero, il capo fascista mette in moto l’azione offensiva di una modernità politica europea, statalistica ed eurocentrica (un nuovo ordine fascista) che gioca sull’elemento dello squilibrio, nel noto nesso del nomos della terra, per colpire mortalmente, definitivamente, l’espansionismo despazializzato, tecnico-artificiale (non politico) dello Stato marittimo inglese. Non è un caso che la vittoria di Mussolini – antianglosassone anzitutto – del maggio 1936, che colpisce alla radice l’equilibrio statico antieuropeo franco-inglese, avrà la inevitabile conseguenza strategica di condurre alla fine storica dell’impero anglosassone.
Una vendetta postuma di Napoleone Bonaparte realizzata tramite Mussolini. Si potrebbe giustamente notare che Londra guiderà in seguito – dopo veder franare il proprio impero – o meglio coadiuverà tatticamente l’espansione americana, nel quadro strategico unipolare angloamericano: ma anche questo si rivela alla lunga un fallimento strategico, con la Russia potenza spaziale terrestre – politica - che “gioca” quantomeno alla pari con gli angloamericani sulla logica dei grandi spazi quasi fino alla fine del secolo XX, e con l’emergere in seguito di nuove potenze che hanno lanciato una chiarissima offensiva strategica volta al primato mondiale sugli angloamericani.
In un unico caso della sua storia, l’Italia, con Mussolini appunto, entra attivamente nella Grande Politica.
Ed infatti, le sconfitte del 25 luglio, dell’8 settembre, del 25 aprile, sono le sconfitte del popolo italiano intero (tranne una minoranza) che ha fallito ingloriosamente il suo appuntamento con la storia. Non certamente di Mussolini e dei fascisti. A differenza del popolo tedesco e del popolo russo i quali, oltre il risultato strategico, erano evidentemente da secoli preparati a quella sfida a cui hanno dato vita, venti anni non sono stati sufficienti per preparare l’italiano ad entrare come un blocco di potenza sull’arena della “grande politica”. Solo le minoranze, come noto, hanno risposto positivamente a tale appuntamento. Vengono in proposito alla mente taluni giudizi di Hegel sui popoli latini: lo sdoppiamento nella coscienza dello spirito ed una astratta tensione verso l’elemento sentimentale unilaterale, che è quasi una vera e propria negazione dello spirituale(7).
E appunto la maggioranza del popolo italiano fallisce miseramente il suo decisivo appuntamento storico, rifiuta quel senso di autocoscienza nazionale e di “coscienza planetaria” che un capo di avanguardia le offre, mentre il popolo russo, in condizioni ben peggiori e ben più dure, fornisce un esempio di “stoicismo” e di solidità veramente “eroico”.
Potrebbe sembrare dunque quasi incredibile che un genio strategico quale Mussolini, che i più consapevoli fascisti che fino alla fine sono stati presenti a se stessi in questo supremo appuntamento storico, che il messaggio spirituale di estrema autodifesa europea e di veloce contrattacco continentale rispetto all’invasione nichilista di “civiltà” angloamericana, che tutti questi impulsi siano venuti fuori dall’Italia. Ed invece questa, per assurdo, è una costante storica.
E chi oggi fa la “grande politica” – chi sta dunque a Londra e Washington, ed anche a Pechino, ma in tal caso Pechino c’entra ben poco – sa naturalmente tutto questo.
Dunque, tornando all’inizio dell’articolo, ora si spiega la particolare attenzione dei circoli strategici angloamericani verso l’Italia.Traendo dunque velocemente le conclusioni: il berlusconismo è chiaramente un fenomeno passeggero, che non inciderà nell’anima del popolo, come non vi hanno inciso peraltro decenni di “cultura democristiana”. L’unico elemento che ha veramente inciso in tal senso, dopo il 1945, è stato l’americanismo sostanziale che ha ancor più abbassato e degradato il già debole carattere italiano. Ma questa è stata ed è, purtroppo, la necessaria conseguenza per un popolo il quale, come visto sopra, si è lasciato prendere dalla decadenza sentimentale nel momento in cui poteva finalmente iniziare a “fare la storia” concretamente e metaforicamente parlando, un popolo che non sa tenere le proprie armi deve per forza di cose portare le armi degli altri. L’unica via da percorrere per ora è dunque appoggiare e supportare quei gruppi umani o classi dirigenti strategicamente organizzati/e che sono oggettivamente “meno lontani” dalla nostra prospettiva immediata (attualmente senza dubbio, quelli che fanno blocco con Berlusconi, i quali non per un preciso disegno culturale o strategico – almeno fino ad oggi - ma per una mera necessità di interessi, si vanno distaccando ed “autonomizzando” dal fronte angloamericano), che è l’indipendenza dagli angloamericani e la sovranità.
E’ chiaro che se rinascerà qualcosa che avrà una continuità sostanziale, non formale, con il fascismo mussolinista, questo verrà inevitabilmente fuori da tendenze di fondo di questi gruppi umani strategici dirigenziali – che confliggeranno inevitabilmente tra di loro in una prospettiva di autentica scossa sistemica che si va chiaramente delineando - di cui ho parlato appena sopra, non dai gruppuscoli “ideologici” estremisti o di mera testimonianza ed ortodossia dottrinaria. L’essenza politica dell’amico/nemico appartiene dunque ormai a questo fronte strategico, mai e poi mai a quello politico-ideologico.
In questo senso, come si è capito, la figura di un capo “illuminato” che sappia a quel punto declinare tatticamente questi gruppi umani dirigenti in un comune superiore disegno strategico, che per esempio oggi, come ripeto, è anzitutto l’indipendenza nazionale e la sovranità, è non solo necessario, ma di più. Figura che sarà, dovrà essere intensamente italiana ed intensamente europea.
Dunque, si tratta di operare positivamente e creativamente nella consapevolezza che tutto ciò che abbiamo per ora di fronte è un mero fenomeno passeggero e che le svolte strategiche fondamentali, le rotture strategiche, sono negli ultimi secoli partite sempre dall’Italia per poi penetrare rapidamente in Europa.
Prescindendo da quanto si verificherà a breve, che sarà per forza di cose scavalcato e travolto, ancora una volta, potremo quindi, come italiani ed europei, essere al centro di svolte strategiche epocali.
Luca Fantini
(1) Non emergono
invece Hitler e Stalin (che ha comunque preso una Russia disastrata e in preda
alla dissoluzione rendendola una potenza mondiale di primo piano) in quanto
hanno a tratti perduto, nella visione generale dell’equilibrio strategico, quel
senso della misura che, schmittiamente, è una dote fondamentale ineludibile del
“politico”.
(2) Carl Schmitt, Teoria del partigiano,
Milano 2005, pag. 129.
(3) C. Schmitt, Die geistesgeschichtliche Lage
des heutigen Parlamentarismus, Berlin 1991, pag. 89.
(4) Id., Il concetto di impero nel diritto
internazionale. Ordinamento dei grandi spazi con esclusione delle potenze
estranee, Istituto nazionale di cultura fascista 1941, pag. 268-269.
(5) H. W. Neulen, L’eurofascismo e la seconda
guerra mondiale. I figli traditi dell’Europa, Roma 1982, pag. 171.
(6) Si consulti al riguardo: Hoepke, La destra
tedesca e il fascismo, Bologna 1971.
(7) Hegel, Lezioni sulla filosofia della
storia, Roma-Bari 2003, pag. 344.
| inviato da FrancoColombo il 16/9/2009 alle 20:53 | |
16 settembre 2009
B A S TA ! con la "guerra" che non c'è più
B A S TA !
con la "guerra" che non c'è più
Diciamo che comincio davvero a rompermi i "c…" ed a perdere la pazienza! Come dirlo altrimenti? Come esprimere diversamente, e gridare ai quattro venti, l'incontenibile rabbia ed il profondo senso di sdegno e di rivolta che mi straripano dal cuore, nel constatare l'assurdo ed anacronistico comportamento delle uniche frange della società che potrebbero in qualche modo contribuire - con il loro naturale attivismo - all'effettivo risveglio politico, economico, sociale e culturale dei nostri Popoli e delle nostre Nazioni?
Mi riferisco a quelle "formazioni politiche" della cosiddetta "estrema destra" e della cosiddetta "estrema sinistra" che continuano sfacciatamente, inopportunamente ed abusivamente a contrabbandare per "Fascismo" o per "Antifascismo" ciò che, al massimo, potrebbe essere paragonato ad una soggettiva ed arbitraria riduzione ortogonale del più squallido e patologico degli psicodrammi individuali e collettivi. Psicodrammi, per di più, velleitariamente organizzati e contraddittoriamente messi in scena da qualche ingenuo (o in malafede?) e sprovveduto (o in "servizio comandato"?) aspirante "Guappo", "Guitto" e/o "Gendarme" (con l'occasionale sostegno di qualche "Cicisbeo"…), nel contesto del più mediocre, scalcinato ed inefficace degli "show" da circo/baraccone di quartiere o di periferia!
I militanti di quelle formazioni, infatti, nel loro quotidiano attivismo politico - non solo continuano a farsi stoltamente frazionare e scelleratamente compartire in sterili ed inefficaci "schieramenti contrapposti", ma - tendono addirittura a "marcarsi", braccarsi, denunciarsi, colpirsi e danneggiarsi reciprocamente, come se il tempo dei loro "riferimenti ideologici" e della loro quotidiana "azione politica" si fosse irrimediabilmente arrestato alle date fatidiche del '68… o dei successivi "anni di piombo" e, qualche volta, addirittura al clima di odio e di esasperata vendetta o rappresaglia che esisteva all'inizio degli "anni '20" o nell'ultima fase, idiota e fratricida, della "Seconda guerra mondiale" (1944-1945).
Invece di coalizzare politicamente e/o strategicamente le loro forze per tentare credibilmente di far fronte al nemico comune del nostro tempo (il "liberismo, la "mondializzazione", "l'imperialismo statunitense", "l'arroganza israeliana", i "prezzolati satrapi" ed i "traditori della Patria" che ci governano, gli "affamatori dei popoli", i "prevaricatori sociali", ecc.) o, quanto meno, considerare il "nemico del proprio nemico, come proprio (occasionale, contingente o strumentale…) amico", preferiscono reciprocamente giocare ai "carabinieri del sistema", stilando dettagliate liste telematiche e/o cartacee dei loro "alter ego" politici (per denunciarli, naturalmente, al pubblico ludibrio ed incitare la magistratura e le "forze dell'ordine" alla loro incarcerazione e/o repressione!); fronteggiandosi violentemente sulle strade e le piazze delle nostre città; tendendosi delle vili e brutali imboscate; e, dulcis in fundo… organizzando pregiudizievoli e deprimenti "spedizioni punitive" contro il "fascista", il "comunista", il "razzista" o "l'immigrato islamico" di turno!
Ma dico: siete diventati tutti matti? Lo volete capire o no che il sistema che ufficialmente e reciprocamente affermate di negare e/o di volere combattere, è estremamente felice (ed, in certi casi, addirittura riconoscente…) che voi continuiate stupidamente a comportarvi come gli scervellati "polli di Renzo" di manzoniana memoria? Lo volete capire o no che la "divisione in sillabe" delle vostre opinioni politiche - in "destra", "sinistra", "centro", "estrema destra" ed "estrema sinistra" - è semplicemente un sistema che permette ai " furbi ", di ogni epoca e di ogni età, di dominare facilmente ed impunemente i " fessi" di ogni Popolo e di ogni Nazione, per l'eternità? Lo volete capire o no che la "guerra" che è attualmente in corso nel mondo, non è affatto quella che - a torto o a ragione… - si sono ritrovati a combattere e/o a subire i vostri padri, i vostri nonni o i vostri bisnonni? Lo volete capire o no che il "liberismo" e la "mondializzazione" sono il principale e più mortale nemico dei nostri Popoli e delle nostre Nazioni (o se preferite, il furbesco "grimaldello" utilizzato dalla finanza internazionale per "scassinare" gli ancora inviolati forzieri dell'originale e peculiare identità dei nostri Popoli e delle nostre Nazioni, e per poterci meglio, tutti insieme, amalgamare e massificare all'interno dei macroscopici ed arzigogolati dati statistici delle sue anonime e globalizzate speculazioni)? Lo volete capire o no che sul continente Europeo, nel bacino mediterraneo e nell'area vicino-orientale esistono centinaia e centinaia di basi militari statunitensi che impediscono, direttamente o indirettamente, che i nostri Popoli e le nostre Nazioni possano un giorno effettivamente recuperare e realmente esercitare la loro libertà, la loro indipendenza, la loro autodeterminazione, nonché la loro sovranità politica, economica, culturale e militare?
Ditemi: a cosa potrebbe servire, continuare a vantarvi di avere bastonato o messo in fuga un "compagno", un "camerata", un "razzista" o un "immigrato", quando voi e loro, loro e voi, sarete tutti invariabilmente ridotti in catene, nonché calpestati e sfruttati dallo stesso despota? A cosa potrebbe servire, continuare ad essere delle semplici "fazioni" di Popoli avviliti e schiavizzati o di Nazioni tiranneggiate ed oppresse che il "comune nemico" ha tra l'altro già destinato al più volgare ed indistinto livellamento economico e culturale, e quindi al triste oblio della Storia?
Se non siete ancora diventati davvero tutti matti o non siete il "cavallo di Troia" prezzolato o gratuito del sistema nel ventre dei nostri Popoli e delle nostre Nazioni, smettetevela - per cortesia - di comportarvi come dei cretini…
BASTA, con il gioco delle parti della "guerra" che non c'è più!
Calci nel "c…" agli aspiranti "Guappi", "Guitti" e/o "Gendarmi" delle vostre rispettive formazioni. Tutti gli altri: uniti e solidali - arma in resta e ranghi serrati - per partecipare alla dura battaglia che ci attende e che, tutti insieme, volenti o nolenti, saremo immancabilmente costretti a sostenere ed inevitabilmente a vincere, per potere ancora avere una qualunque speranza di potere continuare ad essere, esistere ed agire come meglio l'intenderemo, lo vorremo e/o lo decideremo.
Inutile cercare il "partito", la "fazione" e la "bandiera" che saranno più idonei ad assicurare la nostra individuale e collettiva vittoria: il più genuino "partito" di ogni popolo, è il Popolo stesso; la più naturale "fazione" di ogni Nazione, è la Nazione medesima. E la più giusta ed adeguata "bandiera" di ogni Popolo e di ogni Nazione, è quella che sulla sua intera superficie porta inciso, a caratteri indelebili e cubitali, l'irrinunciabile anelito di ogni autentico Popolo e di ogni credibile Nazione: libertà, indipendenza, autodeterminazione e sovranità politica, economica, culturale e militare.
Chi pretende il contrario: ecco, il nemico più prossimo e ravvicinato da fronteggiare, combattere e sconfiggere. Immediatamente. E senza pietà!
Alberto B. Mariantoni copyright
| inviato da FrancoColombo il 16/9/2009 alle 20:49 | |
3 settembre 2009
Basta con la "politica-politicante"!
Difficile sapere se coloro che hanno l'abitudine di dilettarsi a parlare per parlare - ad esempio, dei "matrimoni gay", del caso "Feltri-Boffo", delle "scappatine pecorecce di Berluska", del "delitto di Garlasco", degli "omicidi di Cogne", del "giallo di Perugia", dell'nfluenza "A-H1-N1", della "sconfitta della Roma con la Juventus", dei problemi dell' "Area-fritta", della "visita di Gheddafi", delle "dichiarazioni" del Papa o del Cardinale Bagnasco, oppure di Quagliarello, di Franceschini, di Bossi, di D'Alema, di Cicciopotamo Borghezio, di Bersani, di Gasparri, di Grillo, di Fini, di Calderoli, di Tremonti, di Capezzone, di Di Pietro, ecc. - qualcuno li paghi per distrarre l'opinione pubblica o, essendo scemi al naturale, per svolgere il medesimo compito volontariamente e disinteressatamente.
In tutti i casi, una cosa è certa: questa gente va decisamente e drasticamente emarginata e messa al bando da qualsiasi organizzazione politica che abbia a cuore l'interesse del nostro Popolo e della nostra Nazione.
Il nostro Popolo-Nazione, infatti, è letteralmente prigioniero delle Basi statunitensi che - dal 1945 - occupano il nostro territorio e controllato a vista, e per conto terzi, dai valvassini di destra, di sinistra, di centro, di estrema-destra e di estrema-sinistra del "partito americano".
Pertanto. qualunque argomento che esuli dai concetti di Libertà, Indipendenza, Autodeterminazione e Sovranità politica, economica, culturale e militare dell'Italia e dell'Europa sarà considerato come un argomento di interessata e criminale complicità con il sistema, per l'artificiale ed assurda perpetuazione della nostra schiavitù individuale e collettiva.
Siamo tutti prigionieri della medesima prigione.
Se non riusciremo a spezzare le catene che ci tengono tutti relegati all'interno della medesima galera, e ad evadere, è inutile parlare d'altro. Anzi, è addirittura dannoso. Serve esclusivamente al sistema, per meglio poterci continuare a dominare, angariare e calpestare, con il nostro volontario ed inconsapevole consenso!
CSFC-Enclave ITALIANA
| inviato da FrancoColombo il 3/9/2009 alle 21:28 | |
2 settembre 2009
Il "silenzio" che esplode
Il "silenzio" che esplode
Verità troppo a lungo negate... vogliono tornare per fare giustizia di tante ipocrisie...
Uomini che mai si sono arresi, ancora gridano inascoltati...
Voci coperte da menzogne... Lacrime ignorate per rancore...
Ma noi, che siamo figli di un silenzio lontano, oggi vogliamo squarciare le inutile parole dei mercanti del niente.
Esistiamo!!! Continuiamo!!!
Voliamo in cieli, ai più sconosciuti. Abbracciamo una verità che ci è cara... preziosa...
Ma il mondo continua nella sua falsità.
Non sentono? E allora diventino sordi...
Non vedono? E allora diventino ciechi...
Non capiscono? E allora spariscano... in un oblio dove nessuno potrà mai ricordare la loro insignificante inutilità.
Anche se loro...
Noi esistiamo!!! Noi continuiamo!!!
("Il cavaliere del vento")
| inviato da FrancoColombo il 2/9/2009 alle 21:3 | |
2 settembre 2009
8 Settembre… Liberiamoci dal tradimento!
8 Settembre… Liberiamoci dal tradimento!
Sono passati moltissimi anni da quel nefasto 8 Settembre del 1943: giorno dell'accettazione ufficiale, da parte della Monarchia sabauda, della resa militare senza condizioni (1) (ingannevolmente fatta passare, agli occhi dei nostri compatrioti, per “armistizio”(2)…) della nostra Nazione, di fronte agli eserciti anglo-americani invasori. Accettazione, per altro, già segretamente avvenuta il 3 Settembre 1943, a Cassibile (Siracusa, Sicilia), sotto una tenda militare, con la firma accreditata, per l'Italia, del Generale Giuseppe Castellano, e quella del Generale americano Walter Bedell Smith, per la coalizione USA-GB; spavaldamente rivelata al mondo, in anteprima, alle 17:30 (18:30 ora italiana) dell'8 Settembre 1943, dal Generale Dwight David "Ike" Eisenhower (Comandante in capo delle Forze Alleate in Europa), dai microfoni di Radio Algeri (3); ed in fine – alle 19:42 dello stesso giorno – parimenti confermata dal Maresciallo Pietro Badoglio (Capo del Governo italiano, dopo l'arresto di Mussolini, il 25 Luglio 1943), a partire dalle antenne dell’EIAR (Ente Italiano Audizioni Radiofoniche) di Roma. Sono passati tanti anni da allora… Ma il destino dell'Italia continua ancora oggi ad essere legato e cristallizzato a quell'infausto e catastrofico avvenimento. Inutile nascondercelo. Quella resa – nei termini e nelle condizioni in cui avvenne – non fu soltanto un'ignobile e vergognosa capitolazione militare. Fu soprattutto il peggiore dei flagelli che gli allora responsabili dello Stato e del Governo del nostro Paese potessero infliggere alla Storia della nostra Nazione ed all'avvenire del nostro Popolo. Quel giorno, infatti, non si accettò soltanto di venir meno alla parola data e di tradire con viltà (to badogliate)(4) tutti coloro che fino a quel momento avevano caparbiamente lottato fianco a fianco, nella medesima trincea, per cercare di liberare i Popoli “numerosi di braccia” dagli “affamatori che (ieri, come oggi) continuano ferocemente a detenere il monopolio di tutte le ricchezze della Terra”. Non si accettò unicamente di deporre momentaneamente le armi, per poi immediatamente ed illogicamente riprenderle in sottordine agli ex nemici del giorno prima, nella fallace ed ipocrita illusione di potersi trasformare in co-belligeranti(5) e, quindi, “co-vincitori” di quella guerra. Non si accettò esclusivamente di cancellare, con un banale tratto di penna, l'appena ritrovata dignità di un popolo che – grazie al Governo
1) Completamente estranea a qualsiasi tradizione legata alla guerra, la formula della “resa militare senza condizioni” era stata furbescamente ideata ed arbitrariamente imposta all?insieme degli alleati della Germania, dal Presidente degli Stati Uniti d?America, Franklin Delano Roosevelt, e dal Premier britannico Winston Churchill, nel corso della Conferenza di Casablanca (Marocco), avvenuta presso l?Hotel Anfa, dal 14 al 26 Gennaio 1943, ed alla quale aveva occasionalmente partecipato (senza esservi stato invitato) il Generale Charles de Gaulle, l?allora capo delle forze della cosiddetta Francia Libera. 2) Proclama Badoglio: “Il Governo italiano, riconosciuta l'impossibilità di continuare l'impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell'intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza”. 3) Testo del messaggio di Radio Algieri: “Qui è il Generale Eisenhower. Il Governo italiano si è arreso incondizionatamente a queste forze armate. Le ostilità tra le forze armate delle Nazioni Unite e quelle dell’Italia cessano all’istante. Tutti gli italiani che ci aiuteranno a cacciare il tedesco aggressore dal suolo italiano avranno l’assistenza e l’appoggio delle Nazioni alleate”. 4) Il verbo inglese che venne immediatamente coniato in Gran Bretagna, per indicare un tradimento con viltà. 5) In proposito, vedere: http://www.funzioniobiettivo.it/medie_file/badoglio.htm#tre
Mussolini (1922-1943) – era miracolosamente risorto dalle sue ceneri, dopo essere stato ininterrottamente assoggettato, calpestato e deriso dall?insieme delle Nazioni d'Europa e del Mediterraneo, per ben 16 secoli. Quel giorno, insomma, gli ideatori ed artefici di quella resa – ingiungendo scelleratamente alla Flotta italiana(6) di consegnarsi(7) volontariamente agli anglo-americani e lasciando proditoriamente allo sbando e senza ordini il resto delle nostre Forze armate che erano schierate, a fianco dei Tedeschi, sui diversi fronti di guerra (situazione che permise ai soldati del Reich di disarmare e catturare(8) facilmente la quasi totalità dei nostri militari) – non avevano soltanto infangato la Storia e l’Onore di tutto un Popolo. Avevano, soprattutto, intenzionalmente e perversamente accettato – senza nessun genere di mandato da parte del Popolo italiano – di rinunciare alla libertà, all’indipendenza, all’autodeterminazione ed alla sovranità politica, economica, culturale e militare della nostra Patria. Il tutto, ovviamente, per permettere all'ultimo Re traditore e fuggiasco (e, da allora, fortunatamente, cancellato dalla Storia, con la sua dinastia!), a suo figlio il Principe ereditario (soprannominato “Stellassa” o “U' ricchione con gli stivali”), al fellone Capo del suo Governo (già “Marchese del Sabotino”: leggi, del sabotaggio), ad una banda di Ammiragli, Generali(9) e
6) Per saperne di più sul premeditato atteggiamento della Marina italiana durante il Secondo conflitto mondiale, vedere: Antonino Trizzino, Navi e poltrone, Mondadori, Milano, 1952; Gli amici dei nemici, Longanesi & C., Milano, 1959; Sopra di noi l'oceano, Longanesi & C., Milano, 1962; Navi e poltrone, edizione aggiornata e migliorata, Longanesi & C., Milano, 1963; Settembre nero, Longanesi & C., Milano, 1964; Romeo Bernotti, Storia della Guerra in Mediterraneo – 1940-1943, Vito Bianco Editore, Roma-Milano-Napoli, 1960; Pietro Caporilli, L’Ombra di Giuda, Eroi e Traditori nella tragedia italiana, Ed. Ardita, Roma, 1962; Angelo Iachino, Tramonto di una grande Marina. La tattica e la strategia della nostra Marina nel Mediterraneo, durante l'ultima guerra, Mondadori, Milano, 1966 ; Nino Bixio Lo Martire, Navi e bugie, ed. Schena, Milano, 1983; Gianni Rocca, Fucilate gli Ammiragli - La tragedia della Marina italiana nella Seconda guerra mondiale, Mondadori, Milano, 1987; Teucle Meneghini, In Mediterraneo potevamo mettere in ginocchio l’Inghilterra, Ed. Schena, Milano, 1999; E. Martini, A. Nani, Navi che non combatterono, Rivista Marittima, 2001; Carlo De Risio e Roberto Fabiani, La Flotta tradita - La Marina italiana nella Seconda Guerra Mondiale, De Donato-Lerici editori, Roma, 2002 ; Daniele Lembo, Le portaerei del Duce, Le navi portaidrovolanti e le navi portaerei della Regia Marina, Ed. Grafica MA.RO, Copiano, PV, 2004. 7) Questo l’elenco delle navi italiane che i Comandi della Marina – in obbedienza alle clausole della resa dell?8 Settemebre 1943 – consegnarono volontariamente agli anglo-americani, a Malta: (Corazzate) Giulio Cesare, Caio Duilio, Andrea Doria; (Incrociatori) Cadorna, Duca degli Abruzzi, Duca D’Aosta, Eugenio di Savoia, Garibaldi, Montecuccoli, Pompeo Magno; (Cacciatorpediniere) Da Recco, Velite, Artigliere, Grecale, Oriani; (Torpediniere) Aliseo, Animoso, Ardimentoso, Aretusa, Ariete, Calliope, Carini, Fabrizi, Fortunale, Libra, Mosto, Orione; (Sommergibili) Alagi, Atropo, Axum, Bandiera, Bragadin, Brin, Corridoni, Galatea, Giada, Jalea, Marea, Menotti, Nichelio, Onice, Settembrini, Squalo, Turchese, Vortice, Zoea + H1, H2, H4; Nave esploratore Riboty; (Corvette) Ape, Cormorano, Manaide, Gabbiano, Minerva, Pellicano. Oppure, presso il Grande Lago Amaro, in Egitto: (Corazzate) Littorio/Italia e Vittorio Veneto. O ancora, a Ceylon: Sommergibile Cagni e Nave Coloniale Eritrea. Queste le unità che preferirono auto-affondarsi: (Incrociatori) Taranto e Bolzano; (Cacciatorpediniere) Zeno, Corazziere, Maestrale; (Torpediniere) Cascino, Ghibli, Lira, Montanari, Procione, Impetuoso, Pegaso; (Corvette) Berenice, Euterpe, Persefone; (Cannoniere) Lepanto e Carlotto; Posamine Buccari; (Sommergibili) Ambra, Ametista, Aradam, Argo, Murena, Serpente, Sirena, Sparide, Volframio; (Motoscafi anti-sommergibile) Mas-423, Mas-424, Mas-437, Mas-553, Mas-559; Dragamine R.D.13; (Navi Cisterna) Pagano e Scrivia; Posacavi Città di Milano; Nave trasporto Vallelunga; ecc.; Queste le navi che furono affondate dalla Marina o dall’Aviazione tedesche: Corazzata Roma; (Cacciatorpediniere) Da Noli, Vivaldi, Sella, Euro; (Torpediniere) Stocco, Sirtori, Cosenza; Sommergibile Topazio. Queste le navi che si rifugiarono nei porti neutrali spagnoli: Incrociatore Attilio Regolo, (Cacciatorpediniere) Mitragliere, Fuciliere, Carabiniere + 5 unità minori. Alla “faccia” delle navi che non avevamo per contrastare adeguatamente lo sbarco anglo-americano di Pantelleria (capitolazione: 11 Giugno 1943); di Lampedusa (capitolazione: 12 Giugno 1943); in Sicilia (Licata-Gela-Marzamemi-Portopalo-Maucini-Pachino-Punta Castellazzo-Avola-Scoglitti-Siracusa-Augusta – “Operazione Husky” - 10 Luglio 1943 – fine dei combattimenti in Sicilia: 17 Agosto 1943); di Salerno (inizio dello sbarco: 8 Settembre 1943). C?è ancora bisogno di capire o di interpretare il significato ed il senso delle parole del successivo inno della Xª Mas: “Navi d’Italia che ci foste tolte, non in battaglia ma, col tradimento…”? E non si venga a dire che le nostre navi da guerra, pur numerose, mancavano comunque di nafta sufficiente per ingaggiare battaglia con la flotta anglo-americana! Come precisa Piero Sella – nell?articolo, El Alamein e la “guerra sbagliata”, L?Uomo Libero, N. 55, Aprile 2003, pag. 16 – “La marina aveva allora, nei suoi 32 depositi sparsi nei vari ancoraggi nazionali, oltre 2 milioni di tonnellate di nafta”! 8) I Tedeschi, nell?intento di fare fronte alla defezione italiana dai diversi fronti di guerra – con l?Operazione Achse ("Asse") che venne lanciata alle 19:50 dell?8 Settembre 1943, dall?Oberkommando der Wehrmacht (OKW) – riuscirono a catturare e disarmare ben 82 Generali, circa 13.000 ufficiali e 402.600 soldati italiani. Secondo altre fonti, si parla addirittura di un totale di 1.006.730 di prigionieri (Italia settentrionale 415.682; Italia centro-meridionale 102.340; Balcani 164.986; Grecia ed isole dell?Egeo 265.000; Francia 8.722). Il tutto, senza contare l'annientamento dell'intera Divisione Acqui sull'isola di Cefalonia, in Grecia. Per maggiori informazioni su questi argomenti, vedere: Gianni Oliva, I vinti e i liberati, 8 Settembre 1943 – 25 Aprile 1945, Arnoldo Mondadori, Milano, 1994; Gerhard Schreiber, I Militari Italiani internati nei campi di concentramento del III Reich, SME - Ufficio Storico, Roma, 1997. 9) Tra i più noti: Raffaele De Curtain, Pietro d'Acquarone, Giacomo Zanussi, Mario Roatta, Paolo Puntoni, Antonio Sorice, Franco Maugeri, Bruno Brivonesi, Renato Sandalli, Giovanni Cuomo, Raffaele Guariglia, Umberto Ricci, Vito Reale,Gaetano Azzariti, Domenico Bartolini, Guido Jung, Pietro Parrone, Carlo Galli, Giovanni Acanfora, Leopoldo Picardi, Epicarmo Corbino, Carlo Favagrossa, ecc.
politici opportunisti o voltagabbana(10), a diversi banchieri massoni(11) notoriamente collusi con la Mafia(12), ed a qualche sparuto e ben pasciuto oppositore(13) dell?appena spodestato Regime fascista, di salvarsi fisicamente le “chiappe” dalle immancabili e legittime rappresaglie dell'ex alleato germanico ingannato e tradito, mettendosi “coraggiosamente” al sicuro, dietro le linee di fronte dell'ex nemico, con l'accondiscendente e interessata complicità e protezione degli eserciti anglo-americani invasori. Insomma, è su questa “celeberrima”, “gloriosa” ed “esaltante” pagina della nostra Storia che si fonda la cosiddetta Resistenza(14) e la successiva restaurazione della democrazia parlamentare rappresentativa. Nonché l'ulteriore nascita dell'attuale Repubblica antifascista. E, poi, ci si meraviglia che, in Italia, non ci sia più, da allora, una memoria storica condivisa; una Patria comune; un senso ordinario dello Stato; una visione generalizzata e partecipata del dovere sociale; una volontà collettiva di vivere insieme e di portare, ognuno, la sua “pietra” al cantiere della Nazione, per il bene comune! Ci si sbalordisce, inoltre, ad esempio, che la politica – da “interesse generale di una società nei confronti, nei riguardi o nell’indifferenza di altre società” (Aristotele) – si sia trasformata, da allora, nel mio interesse di parte, contro il tuo; il tuo, contro il mio; il nostro, contro il loro; il vostro, contro il nostro o contro il loro, e così via, tutti facenti parte della stessa società. Che l'economia – da “arte di bene amministrare o di ben gestire quello che già posseggo, senza entrare in conflitto o contraddizione con l’interesse generale del popolo o della nazione di cui faccio parte” – sia diventata l’arte di arricchirsi individualmente, anche a discapito dell’interesse generale della società o, nella più parte dei casi, semplice sinonimo di fare esclusivamente i “propri affari” personali... ignorando, contrastando o sopraffacendo l’interesse economico generale del popolo e/o della nazione di cui si fa parte. Che il sociale – da “spazio di autocoscienza collettiva che, individualmente e collettivamente alimentato, permetteva ad ogni cittadino di essere, di esistere e di ricevere, senza per altro doversi mai umiliare o genuflettere nei confronti di nessuno” – si sia trasfigurato in quella giungla di egoismi reciproci, all’interno della quale, nella speranza di essere e di esistere, si cerca semplicemente di arraffare ciò che si può agguantare o abbrancare, e ci si rifiuta di dare o si fa finta di non potere accordare (o si tende a resistere con tutti i mezzi, per evitare di dover concedere) ciò che, invece, ognuno potrebbe senz’altro condividere, elargire o offrire. Ci si stupisce, altresì, che i nostri “liberatori” del 1943-1945, abbiano, da allora, ampiamente dimostrato di essere i nostri più biechi ed invadenti colonizzatori politici, economici e “culturali”; che il nostro territorio nazionale continui, dal 1945, ad essere praticamente occupato da più di 100 basi(15) ed istallazioni militari e logistiche Usa e Nato; che i nostri
10) Questo genere di “gentiluomini”, per il loro tradimento (in certi casi, sin dal primo giorno di guerra!), verranno premiati dalla Coalizione alleata, con l?inserimento, nel Trattato di Pace di Parigi del 1947, dell?Articolo 16 che così recitava: “L Italia non incriminerà né altrimenti perseguirà alcun cittadino italiano, specialmente gli appartenenti alle forze armate, per avere tra il 10 giugno 1940 e la data dell'entrata in vigore del presente trattato, espresso la loro simpatia per la causa delle Potenze Alleate o aver condotto un'azione a favore di detta causa”. 11) Vedere, in proposito: http://www.italiasociale.org/articoli2006/notizie160106-1.html 12) Leggere per credere : http://www.liberamenteonline.info/index.php?option=com_content&view=article&id=727:storia-segreta-dello-sbarco-alleato-in-sicilia&catid=68:guerre-segrete&Itemid=106 13) Tra i più conosciuti: Ivanoe Bonomi, Vittorio Emanuele Orlando, Benedetto Croce, Carlo Sforza, Giulio Rodinò di Miglione, Pietro Mancini, Palmiro Togliatti, Salvatore Aldisio, Quinto Quintieri, Taddeo Orlando, Antonio De Curtein, Adolfo Omodeo, Alberto Tarchiani, Fausto Gullo, Attilio Di Napoli, Francesco Cerabona, Vincenzo Arangio-Ruiz, ecc. 14) Per averne un?idea più precisa, leggere quest?articolo di Claudio Mutti, intitolato “L'amblimoro antifascista”, consultabile a questo sito: http://www.claudiomutti.com/index.php?url=6&imag=2&id_news=82 15) Vedere, in proposito, il mio: Dal “Mare Nostrum” al “Gallinarium Americanum” – Basi USA in Europa, Mediterraneo e Vicino Oriente, articolo, EURASIA – rivista di Studi Geopolitici, No. 3 - 2005, pp. 81-94; una mia rimessa a punto sul sito Eurasia, a proposito di alcune contestazioni: http://www.cpeurasia.org/?read=6655; Programma Matrix: http://www.youtube.com/watch?v=zta5359CHhA - e per averne la certezza: http://www.defenselink.mil/pubs/BSR_2007_Baseline.pdf - http://www.stormingmedia.us/83/8357/A835784.html - http://www.geocities.com/Pentagon/9059/usaob.html - oppure, per gli ultimi dati aggiornati al 2008, digitare su Google:Department of Defense Base Structure Report (BSR) FY 2008 Beseline (c?è un pdf da scaricare). Vedere ugualmente : Le basi USA in Italia 1ª parte – you tube – http://www.youtube.com/watch?v=ith_t0fXJWA - Le basi USA in Italia 2ª parte – you tube – http://www.youtube.com/watch?v=nxPCD6nallE&feature=related
soldati siano diventati dei semplici meharisti/ausiliari di Us-Israel, a completa disposizione dei loro inconfessabili interessi e “ruschi” in Palestina, nei Balcani, in Iraq e/o in Afghanistan; che i partiti politici italiani (di Destra, di Sinistra, di Centro, di Centro-Destra e di Centro-Sinistra) siano tutti indistintamente asserviti al “partito americano”; che a seguito di due G-20 (Londra e L'Aquila)(16) – espressamente convocati per far fronte alla crisi economica in corso e tentare di mettere un freno agli imbrogli ed ai “tours de passe-passe” della Finanza internazionale (per evitare – così, ogni volta, ci viene assicurato! – che possano avvenire ulteriori e più catastrofiche rapine organizzate o nuove e più assurde “socializzazioni delle perdite” alla faccia e sulla schiena del contribuente) – non sia avvenuto nulla che lasci sperare in un migliore avvenire (al contrario, in Borsa – nonostante le recenti “sparate” del pigmeo dell'Eliseo – tutto continua a svolgersi come prima della crisi, se non peggio di prima!). Ci si sorprende ugualmente che le uniche notizie dal mondo che ci è ancora concesso di conoscere sui media, sono quelle che interessano esclusivamente Washington e Tel-Aviv; che il “Signoraggio” ed i relativi arbitrari interessi, illegalmente pretesi dalle Banche di emissione sugli ordinari tiraggi di carta-moneta, continuino a rappresentare i nove decimi del nostro debito interno; che quando l'attuale Ministro dell'Economia e delle Finanze si era permesso il lusso (vista la crisi economica in corso) di proporre di tassare straordinariamente gli enormi guadagni della Banca d'Italia che erano stati automaticamente registrati da quest'ultima attraverso la rivalutazione borsistica dell'oro/metallo delle sue riserve (da 300 dollari l'oncia agli attuali all'incirca 950 dollari!), gli sia stato semplicemente risposto “picche”, con l'istantanea ed automatica “levata di scudi” ed il qualificato ed insindacabile avallo della Caryatis quirinalensis, degli abituali leccapiedi dei poteri forti di Bruxelles e degli gnomi della BCE. Ci si sbigottisce, in fine, che quando il Berluska si era pubblicamente cosparso la “testa di cenere” nei confronti del leader libico Gheddafi e l'aveva ricevuto in pompa magna a Roma, per cercare di assicurare un minimo di autonomia energetica all'Italia ed un po' di lavoro per le nostre imprese in fallimento o in estrema difficoltà, sia stato immediatamente convocato (il pomeriggio stesso della partenza dall'Urbe del Beduino della Sirte!) a Washington, per la rituale “tiratina d'orecchi” (ah no, caro mio, così non va! Il Vicino e Medio Oriente, come lei sa, è una nostra “riserva di caccia”…) e, da quel momento – nonostante la sua infaticabile e volenterosa fedeltà ad Us-Israel – ugualmente sottoposto al sadico e vizioso “pilotto” della stampa (di centro, di centro sinistra e di sinistra), per le sue “innocenti” scappatine pecorecce, con sfacciati ed insistenti argomenti “calvinisti”… (tanto cari ai “puritani” di Londra e d'oltre Atlantico!) e l'implicito e premeditato (e… mal calcolato!) intento di costringerlo a dimissionare, per farlo rimpiazzare, come Primo ministro, dall'attuale Governatore di Bankitalia (un fedelissimo della Goldman Sachs: un nome, una garanzia!); che il problema degli immigrati extra-comunitari provenienti dal Sud del Mediterraneo – Commissione europea dixit… – debba invariabilmente continuare ad essere risolto, solo ed esclusivamente dall'Italia (come se “l'oceano di miseria” del mondo o soltanto dell'Africa e del Vicino-Oriente, potesse essere unicamente “digerito” ed assimilato dalla limitata capienza del “bicchiere” Italia!); ecc. Il lettore potrebbe dire: ma che c'entra tutto ciò, con la capitolazione italiana dell'8 Settembre 1943' C'entra, c'entra… Altrochè se c'entra!
16) Va da sé che il prossimo G-20, previsto a Pittsburgh per il 24 ed il 25 Settembre 2009, sarà la copia conforme dei precedenti!
Proviamo ad immaginare, per un attimo, quale avrebbe potuto essere l’avvenire dell’Italia, se – tra il 25 Luglio e l'8 Settembre 1943, invece di gettare frettolosamente e criminalmente, con “l'acqua sporca” di certi errori del Fascismo, anche il “bambino” dei suoi indiscutibili successi politico-economici e delle sue, ancora oggi, insuperate conquiste sociali – si fosse realisticamente tentato di realizzare un’assennata e doverosa sintesi tra Fascismo ed Antifascismo, e tutti assieme, si fosse giunti alla sana ed equilibrata decisione di impiegare le comuni energie, per far fronte agli eserciti anglo-americani invasori (ed eventualmente – perché no! – anche per contrastare, ridimensionare o infirmare una certa arroganza tedesca), per avere comunque la speranza di potere ottenere, non dico una vittoria o un “pareggio” ma, quantomeno, una pace più ragionevole, con un minimo d’onore. “Del senno del poi – direbbe Alessandro Manzoni(17) – ne son piene le fosse”! Certo, e conosciamo ugualmente come andarono effettivamente le cose. Quel maledetto 8 Settembre, purtroppo – contro ogni umana logica ed ogni ordinario buon senso, e dimenticando che la Libertà, ad un Popolo, non la regala mai nessuno! – si preferì la “fazione”, alla Nazione. E tra i due “litiganti” (fascisti ed antifascisti), vinse l’imperialismo USA (da sempre, fedele mercenario della Finanzia internazionale cosmopolita). Un cancro che ancora oggi – in nome del libero mercato e della democrazia del numero – continua immutabilmente ad ammorbare, corrodere e consumare – oltre alla dignità dell'insieme dei popoli del mondo – i resti dell'antico tessuto connettivo della nostra Nazione. Come la Storia ci insegna, però, sappiamo altresì che “non è mai troppo tardi”(18)… Smettiamola, pertanto, di nasconderci dietro ad un dito. Sappiamo benissimo che la libertà, l’indipendenza, l’autodeterminazione e la sovranità politica, economica, culturale e militare dell’Italia e dell’Europa dipendono soltanto da noi e dalla volontà che avremo, in un prossimo futuro, di volerle collettivamente ed irriducibilmente riconquistare. Il va sans dire: senza distinzioni politiche o partitiche di sorta! Nella Storia di un Popolo, infatti, non è mai veramente tardi… per riuscire a liberarsi dal tradimento e, con esso, da tutte quelle “comparse” che, ieri come oggi – in veste da valvassini o da valvassori (o da aspiranti tali…) ed in nome di quell'immondo e riprovevole 8 Settembre – continuano impunemente a governarci per conto terzi ed a gozzovigliare sadicamente sulle nostre spalle, come se l'Italia dovesse rimanere per sempre una Colonia statunitense(19) e la Seconda guerra mondiale si fosse conclusa soltanto ieri.
Alberto B. Mariantoni ©
17) “I Promessi Sposi”, Cap. XXIV. 18) Dal titolo di un programma televisivo RAI degli anni „60-?68, condotto dal pedagogo Alberto Manzi (1924-1997). 19) Per verificare se l?Italia è o non è una Colonia statunitense, chiedo al lettore di domandare ai politici della sua circoscrizione, notizie riguardanti questi accordi segreti: a) - le clausole segrete della „Convenzione d?Armistizio? del 3 Settembre 1943; b) - le clausole segrete del „Trattato di pace? imposto all?Italia, il 10 Febbraio del 1947 (Parigi); c) - il „Trattato NATO? firmato a Washington il 4 Aprile 1949, ed entrato in vigore il 1 Agosto 1949; d) - il „Bilateral Infrastructure Agreement? (BIA) o „Accordo segreto USA-Italia? del 20 Ottobre 1954 (Accordo firmato dal Ministro Scelba e l?Ambasciatrice statunitense Clare Booth Luce, e mai sottoposto alla verifica, né alla ratifica del Parlamento); e) – il Trattato Italia-NATO, firmato a Parigi il 26 Luglio 1961 (reso operativo con Decreto del Presidente della Repubblica No. 2083, del 18 Settembre 1962); f) – Accordo bilaterale Italia-USA, firmato dal Governo Andreotti, il 16 Settembre 1972; g) - il „Memorandum d'intesa USA-Italia? (Shell Agreement) del 2 Febbraio 1995; h) – Accordo segreto „Stone Ax? (Ascia di Pietra), concluso inizialmente negl! i anni „50/?60 e rinnovato l?11 Settembre 2001.
| inviato da FrancoColombo il 2/9/2009 alle 18:52 | |
24 giugno 2009
Che ne direste di vederci de visu?
STATUA GIULIO CESARE
ROMA
30 agosto 2009 ore 15,30-16,00

Visto che è abbastanza tempo che ci scambiamo idee da dietro
ad una tastiera, e visto altresì che siamo d’accordo sull’essenziale, che ne
direste di vederci personalmente, una volta, in qualche posto specifico, per
poterci, in fine, guardare negli occhi ?
Io proporrei una data il 29 e 30 Agosto 2009 ore 15,30-16.00 ed un luogo, ad esempio davanti
la statua di Giulio Cesare via dei Fori Imperiali.

Attendo una vostra risposta. Grazie.
| inviato da FrancoColombo il 24/6/2009 alle 18:7 | |
24 giugno 2009
Nel centenario del Futurismo vola in cielo Luce Marinetti.
È scomparsa domenica a Roma Luce Marinetti, figlia
del fondadore e grande studiosa del Futurismo, che proprio alle
celebrazioni del centenario si stava dedicando da tempo.
Luce era la terzogenita, dopo le due sorelle maggiori, Vittoria e Ala,
di Tommaso Filippo e della straordinaria aeropittice Benedetta Cappa,
della quale possiamo ammirare alcune opere al palazzo delle poste di
Palermo.
Astra (di secondo nome) era nata a Roma nel 1932. Gli avevano dato quei
nomi eccentrici in occasione della presentazione del libro « Astra e il
sommergibile ». Benedetta aveva scritto la dedica «Marinetti ti offro
Luce, le audacie, gli sconfinamenti spirituali, le intuizioni delle
forze misteriose ti appartengono, quale capo del Futurismo… Da tre
anni, quest’opera è compiuta, ed è stata, tu lo sai, una parentesi più
pesante nei miei giorni ed è nata la nostra Luce. Luce oggi è
vittoriosa nel sorriso blu, nei suoi canti, nei biondi giochi al sole
con Vittoria, Ardente e Ala Veloce. Ed oggi Astra può andare nella vita
portandovi un’irradiazione di poesia. Poesia, tu non credi che in essa,
per illuminare il mondo. Io credo che senza ansia spirituale e senza
amore, pur se a volte forse troppo spesso è dolore, il mondo si
disgrega e si sparpaglia nel nulla » .
Lei raccontava: “Luce è velocità. Astra, le stelle e l’armonia. I miei
genitori avevano entrambi questa credenza. Il più grande insegnamento
artistico, ricevuto da mio padre coincide con la nostra permanenza a
Capri. Avevamo la casa nell’isola e ci rifugiavamo là, che non era la
Capri mondana di oggi. M’insegnava la forza delle onde contro le rocce.
Capivo la forza delle onde, le luci nel tuffarsi dai sandalini… Mi
spiegava le infiltrazioni della luce andando sott’acqua, il veder
rispecchiato contro le rocce… Sotto c’era tutta un’armonia… E mi
spiegava i quadri, le sensazioni, perché captava, come tutti gli
artisti, l’armonia… Gli artisti erano persone che captavano questa
forza della vita…
Luce Marinetti aveva dedicato la maggior parte della sua vita agli
studi e all’organizzazione di convegni e mostre dedicate al Futurismo.
Da sempre era considerata la custode delle memorie della famiglia e del
movimento. Un ruolo di trasmissione vissuto con entusiasmo che la portò
negli anni Sessanta in America a parlare di Futurismo, dove poi, sotto
la sua spinta, nacque il Centro marinettiano della Yale University nel
quale si trova la gran parte dell’archivio del padre.
Luce Marinetti Barbi era venuta a Taormina per l’inaugurazione della
mostra “Futurismo in Sicilia” organizzata da Taormina Arte e dal
sottoscritto nel 2005.
Era una donna magnifica, forte ed entusiasta, i suoi modi eleganti ma
nello stesso tempo combattivi, ricordavano lo stile futurista. In
quell’occasione fu molto contenta della mostra e dei tanti quadri
inediti che avevamo trovato con la prof.ssa Anna Maria Ruta, curatrice
della mostra.
I suoi complimenti furono per noi la maggiore soddisfazione.
Ogni tanto ci sentivamo per telefono immaginando nuove collaborazioni.
Dalla Sicilia, che fu una delle regioni in cui il movimento futurista
ebbe maggiore penetrazione, la salutiamo per l’ultima volta immaginado
la sua anima vulcanica trasvolare in un cielo vorticoso vibrante di
colori e poesia.
Francesco Rovella
Il CSFC-Enclave ITALIANA si unisce solidale ai saluti per l'ultima volta a Luce Marinetti
| inviato da FrancoColombo il 24/6/2009 alle 18:2 | |
17 giugno 2009
UN ARTICOLO MOLTO INTERESSANTE NON TANTO PER ESPRIMERE SIMPATIE QUANTO PER IL SOLITO GIOCO DELLE MENZOGNE E DEI MEDIA OCCIDENTALI
The Washington
Post; articolo di DI KEN BALLEN E PATRICK DOHERTY
I risultati elettorali in Iran potrebbero riflettere la volontà
del popolo iraniano. Molti esperti stanno sostenendo che il margine di vittoria
del presidente in carica, Mahmoud Ahmadinejad, è stato il risultato di frodi o
manipolazioni, tuttavia il nostro sondaggio dell’opinione pubblica iraniana a
livello nazionale tre settimane prima del voto mostrava Ahmadinejad in testa con
un margine di oltre 2 a 1 – superiore a quello con cui apparentemente ha vinto
nelle elezioni di tre giorni fa. Mentre i servizi giornalistici da Tehran nei
giorni che hanno preceduto il voto rappresentavano una opinione pubblica
iraniana entusiasta del principale avversario di Ahmadinejad, Mir Hossein
Mussavi, il nostro campionamento scientifico in tutte e 30 le province dell’Iran
mostrava Ahmadinejad in testa di parecchio. I sondaggi nazionali indipendenti
e non censurati dell’Iran sono rari. Di solito, i sondaggi pre-elettorali
vengono condotti o monitorati dal governo, e sono notoriamente inaffidabili.
Invece, il sondaggio realizzato dalla nostra organizzazione no-profit dall’11 al
20 maggio era il terzo di una serie negli ultimi due anni. Condotto per telefono
da un Paese confinante, le rilevazioni sul campo sono state eseguite in Farsi da
una società di sondaggi il cui lavoro nella regione per conto di ABC News e
della BBC ha ricevuto un Emmy Award. Il nostro sondaggio è stato finanziato dal
Rockefeller Brothers Fund. L’ampiezza del sostegno per Ahmadinejad era
evidente nel nostro sondaggio pre-elettorale. Nel corso della campagna
elettorale, ad esempio, Mussavi ha sottolineato la sua identità di azero, il
secondo gruppo etnico in Iran dopo quello dei persiani, per cercare di
accattivarsi gli elettori azeri. Il nostro sondaggio indica, tuttavia, che gli
azeri preferivano Ahmadinejad a Mussavi nel rapporto di due contro uno. Gran
parte dei commenti hanno rappresentato i giovani iraniani e Internet come
precursori del cambiamento in queste elezioni. Ma il nostro sondaggio ha
scoperto che solo un terzo degli iraniani hanno accesso a Internet, mentre, di
tutti i gruppi di età, quello dei giovani fra i 18 e i 24 anni comprendeva il
blocco di voti più forte a favore di Ahmadinejad. Gli unici gruppi
demografici nei quali Mussavi era in testa o competitivo rispetto ad
Ahmadinejad, secondo i risultati del nostro sondaggio, erano gli studenti
universitari e i laureati, e gli iraniani con la fascia di reddito più alta.
Quando è stato realizzato il nostro sondaggio, inoltre quasi un terzo degli
iraniani erano ancora indecisi. Tuttavia, le distribuzioni di riferimento che
abbiamo trovato allora rispecchiano i risultati riferiti dalle autorità
iraniane, il che indica la possibilità che il voto non sia il prodotto di frodi
diffuse. Alcuni potrebbero argomentare che il sostegno dichiarato per
Ahmadinejad da noi rilevato riflettesse semplicemente la riluttanza degli
intervistati impauriti a fornire risposte oneste ai rilevatori. Tuttavia,
l’integrità dei nostri risultati è confermata dalle risposte politicamente
rischiose che gli iraniani erano disposti a dare a un sacco di domande. Ad
esempio, quasi quattro iraniani su cinque – compresa la maggioranza dei
sostenitori di Ahmadinejad – hanno detto di voler cambiare il sistema politico
per avere il diritto di eleggere la Guida Suprema, che attualmente non è
soggetta al voto popolare. Analogamente, gli iraniani hanno definito libere
elezioni e una libera stampa come le loro priorità più importanti per il
governo, praticamente alla pari con il miglioramento dell’economia nazionale.
Non propriamente risposte "politically correct" da esprimere pubblicamente in
una società generalmente autoritaria. Anzi, e coerentemente in tutti e tre i
nostri sondaggi nel corso degli ultimi due anni, più del 70 % degli iraniani si
sono detti favorevoli a dare pieno accesso agli ispettori sugli armamenti, e a
garantire che l’Iran non sviluppi o possieda armi nucleari, in cambio di aiuti e
investimenti esterni. E il 77 % degli iraniani era favorevole a rapporti normali
e commercio con gli Stati Uniti, un altro dato in accordo con i nostri risultati
precedenti. Gli iraniani considerano il loro sostegno a un sistema più
democratico, con rapporti normali con gli Stati Uniti, in armonia con il loro
appoggio ad Ahmadinejad. Non vogliono che lui continui con le sue politiche
intransigenti. Invece, gli iraniani apparentemente considerano Ahmadinejad il
loro negoziatore più tosto, la persona meglio posizionata per portare a casa un
accordo favorevole – una sorta di Nixon persiano che va in Cina. Le accuse di
frodi e manipolazioni elettorali serviranno a isolare ulteriormente l’Iran, e
probabilmente ne aumenteranno la belligeranza e l’intransigenza nei confronti
del mondo esterno. Prima che altri Paesi, compresi gli Stati Uniti, saltino alla
conclusione che le elezioni presidenziali iraniane sono state fraudolente, con
le conseguenze serie che accuse di questo tipo potrebbero portare, essi
dovrebbero valutare tutte le informazioni indipendenti. Potrebbe darsi
semplicemente che la rielezione del presidente Ahmadinejad sia quello che voleva
il popolo iraniano.
Ken Ballen è presidente di "Terror Free Tomorrow: The
Center for Public Opinion", un istituto senza fini di lucro che si occupa di
ricerche sugli atteggiamenti nei confronti dell’estremismo. Patrick Doherty è
vice direttore dell’"American Strategy Program" presso la "New America
Foundation". Il sondaggio condotto dai due gruppi dall’11 al 20 maggio si basa
su 1.001 interviste in tutto l’Iran, e ha un margine di errore di 3,1 punti
percentuali.
Traduzione di Ornella Sangiovanni per Osservatorio
Iraq
Titolo originale: "The Iranian People Speak"
Fonte:
http://www.washingtonpost.com
| inviato da FrancoColombo il 17/6/2009 alle 17:46 | |
15 giugno 2009
Un caro saluto a Gil, Mauro e a tutti i camerati detenuti...
| inviato da FrancoColombo il 15/6/2009 alle 14:14 | |
13 giugno 2009
IN PIEDI IN MEZZO ALLE ROVINE
Riportiamo integralmente un interessante articolo
apparso su Libero mantenendone invariato anche il titolo redazionale.
Che dire, “In piedi in mezzo alle rovine”.
Giù città vecchia e nuova In piedi quella fascista dall’inviato a L’Aquila Miska Ruggeri All'Aquila
sono crollati gli edifici antichi e recenti. Quelli del Ventennio
invece hanno resistito: dalle case statali dell'Incis alla Chiesa del
Cristo Re. All’Aquila, come chiunque ha potuto constatare attraverso
giornali e televisioni, è venuto giù quasi tutto. Villette di periferia
costruite da una manciata di anni in (teorico) cemento armato, palazzi
del Settecento, chiese del Trecento, campanili ottagonali di trenta
metri, mura medievali restaurate di recente, case popolari degli anni
Sessanta, silos di acciaio nella zona industriale… eccetera eccetera.
Con una sola vistosa eccezione: le opere dell’architettura fascista.
SOLIDITÀ CERTIFICATA Basta una breve passeggiata nel martoriato
centro storico della città per trovare tanti esempi. Ne scegliamo
qualcuno quasi a caso. Iniziando dalla piazza della Fontana Luminosa.
Ebbene, qui, a testimonianza della solidità delle costruzioni,
addirittura i due comandi mobili dei Vigili del fuoco, che provvedono a
organizzare per gli sfollati le “incursioni protette” nelle case per il
recupero di oggetti preziosi e vestiario, sono addossati a una sede
della Carispaq e a una palazzina di studi professionali e uffici
(compresa la locale redazione del Messaggero), entrambe risalenti agli
anni Trenta. A poche decine di metri, oltre il circolo del tennis, la
coeva Piscina comunale, una delle prime piscine coperte d’Italia, è
intatta. Nemmeno una scalfittura sulle pareti esterne.Nella zona
dell’ormai famigerata via XX settembre, dal lato della Villa comunale,
ecco quindi la chiesa del Cristo Re, con la sua bella datazione al 1934
in numeri romani. Si è rotto un unico piccolo vetro, come se invece di
un tremendo terremoto avesse subito la pallonata di un ragazzino.
Accanto, la vecchia sede dell’Isef (ex Gil), con qualche segno e
screpolatura, epperò agibile.
LA CASA DI VESPA Se poi passiamo alle abitazioni private,
l’intero quartiere della Banca d’Italia, realizzato prima della Seconda
guerra mondiale per i dipendenti delle Officine Carte e Valori, è
perfettamente integro. Non è saltato neppure un mattone del
rivestimento. Stesso discorso per le case dell’Incis in via Duca degli
Abruzzi (la stessa in cui si è sbriciolato l’omonimo hotel), dove
abitava anche, da adolescente, il giornalista Bruno Vespa. Sotto il
regime, evidentemente, i controlli funzionavano e le cose erano fatte
per durare. Ogni edificio doveva essere, per dirla con il poeta latino
Grazio, un monumentum aere perennius. Non solo i luoghi istituzionali,
ma anche le abitazioni destinate ai semplici cittadini.
IL PODESTÀ BENEMERITO A questo punto, almeno, si spera che non
venga più in mente a nessuno di contestare, come è stato varie volte
fatto in passato (il diessino Fabio Mussi chiese persine l’intervento
censorio di Silvio Berlusconi), l’intitolazione della piscina comunale
ad Adelchi Serena (1895-1970), ex podestà dell’Aquila dal 1926 al 1934,
quindi vicesegretario nazionale del Pnf e ministro dei Lavori pubblici.
Quando c’era lui, se non altro, le costruzioni venivano fatte bene. Con
quello che si vede in questi giorni, e dinanzi alla «madre di tutte le
inchieste» annunciata dal procuratore capo Alfredo Rossini, non è poco.
Fonte: “Libero” del 16 aprile 2009. www.libero-news.it/articles/view/537037
| inviato da FrancoColombo il 13/6/2009 alle 22:5 | |
3 giugno 2009
Per chi votare? Io, un’idea ce l’avrei: fuciliamoli tutti!
Prossimamente, tanto per “cambiare”…, si ritornerà a votare.
Votare, per chi? Votare per che cosa? That is the question! Direbbe l’Amleto
del polveroso e sempre attuale William Shakespear, con un pizzico di mal celato
imbarazzo e disappunto.
Per cercare di entrare immediatamente nel vivo di questa riflessione, diciamo
che io, ad esempio – pur non essendo, e non essendo mai stato, un patito di
“ludi cartacei” – voterei volentieri (semmai ne esistesse uno…), per un
Movimento politico o d’opinione che dichiarasse apertamente – e dimostrasse,
con i fatti, nella sua prassi quotidiana – di volere ad ogni costo
riconquistare la Libertà, l’Indipendenza, l’Autodeterminazione e la Sovranità
politica, economica, culturale e militare per l’Italia e l’Europa.
Come sperare, infatti, di potere concretamente riuscire a risolvere il problema
delle eventuali fuoriuscite del lavandino del nostro bagno o del possibile
insidioso ondeggiare del pavimento del nostro appartamento, se a casa “nostra”,
sono “altri”, al posto nostro, a detenere le “chiavi” della porta d’ingresso
dell’alloggio nel quale ufficialmente risediamo?
Allora, come attendersi che con le prossime elezioni possa essere risolta,
anche in parte, la varietà e la vastità dei problemi italiani (da quello di
Aquila, alla modernizzazione delle infrastrutture, senza dimenticare la scuola,
la ricerca, l’energia, la corruzione, la criminalità, la droga, le tasse
sproporzionate, l’immigrazione selvaggia, gli sprechi, la precarietà, la
disoccupazione, ecc.) e di quelli europei (come, ad esempio, la pretesa impotenza
di un Continente che – pur essendo un gigante tecnologico, merceologico,
economico, finanziario, demografico, culturale e militare… – preferisce
supinamente continuare a farsi proteggere e guidare da un “nano”, come gli
USA), affidando semplicemente il nostro suffragio elettorale a dei Partiti
politici che – dall’estrema-destra all’estrema sinistra, passando per la
destra, la sinistra, il centro, il centro-destra ed il centro-sinistra – fanno
quotidianamente a gara, a chi è più d’accordo per mantenere inalterato (ed in
certi casi, pretendendo perfino aumentarlo o estenderlo!) lo stato di profondo
asservimento politico, economico, culturale e militare nel quale siamo
costretti a vivere dal 1945?
E sì, miei cari lettori. Che lo si voglia o non lo si voglia, che ci faccia
piacere o non ci faccia piacere, noi, Italiani ed Europei, la Seconda guerra
mondiale (1939-1945), l’abbiamo tutti perduta (ivi compresi coloro che sono
intimamente convinti di averla comunque idealmente, politicamente e/o
militarmente “vinta” a rimorchio delle salmerie dei vincitori dell’epoca!). E
come tali – di generazione in generazione (ed anche se molti di noi non erano
ancora nati…) – continuiamo invariabilmente a pagarne le drammatiche ed
insopportabili conseguenze.
Come potere sperare, allora, che questa volta, in Italia, possa davvero
cambiare qualcosa, quando a “comandare” realmente, nel nostro Paese, è sempre
il medesimo ‘potere straniero’ che ci avrebbe ufficialmente “liberato”? Quando
l’insieme delle diverse e variegate forze politiche autoctone – che per tentare
di carpire i nostri consensi, si sbracciano ufficialmente ad illustrarci, ad
ogni campagna elettorale, i loro rispettivi e “diversificati” impegni a
difendere i nostri “interessi” (sic!) – sono praticamente unanimi a non volere
in nessun caso tentare di riscattare la Libertà, l’Indipendenza,
l’Autodeterminazione e la Sovranità politica, economica, culturale e militare
del nostro Stato? Ad esempio, cercando di rimettere in discussione la
cancerogena ed ingiustificata presenza di più di 100 basi e/o installazioni
militari e logistiche USA e NATO (vedere: A.B. Mariantoni, Dal “Mare Nostrum”
al “Gallinarium Americanum” – Basi USA in Europa, Mediterraneo e Vicino
Oriente, articolo, EURASIA – rivista di Studi Geopolitici, No. 3. 2005, pp.
81-94; vedere ugualmente: http://www.cpeurasia.org/?read=6655) che continuano
arbitrariamente ed assurdamente ad occupare consistenti e strategiche parcelle
del nostro territorio?
Ma dico: chi, tra gli elettori italiani, è davvero al corrente che gli USA
(direttamente o con pretestuosa “copertura” NATO) sono riusciti ad impiantare
le loro Basi, in Italia – e continuano imperturbabilmente a mantenerle e ad
aumentarle (pensiamo, in proposito, ai progetti di costruzione delle nuove basi
USA di Dal Molin, a Vicenza, e di Solbiate, vicino a Milano, nonché
all’ampliamento di quelle di Sigonella e di Taranto…) – grazie ad una serie di
diktat politico-militari e di accordi segreti ed anti-costituzionali, come: a)
- le clausole segrete della ‘Convenzione d’Armistizio’ del 3 Settembre 1943; b)
- le clausole segrete del ‘Trattato di pace’ imposto all’Italia, il 10 Febbraio
del 1947 (Parigi); c) - il ‘Trattato NATO’ firmato a Washington il 4 Aprile
1949, ed entrato in vigore il 1 Agosto 1949; d) - il ‘Bilateral Infrastructure
Agreement’ (BIA) o ‘Accordo segreto USA-Italia’ del 20 Ottobre 1954 (Accordo
firmato dal Ministro Scelba e l’Ambasciatrice statunitense Clare Booth Luce, e
mai sottoposto alla verifica, né alla ratifica del Parlamento); e) – il
Trattato Italia-NATO, firmato a Parigi il 26 Luglio 1961 (reso operativo con
Decreto del Presidente della Repubblica No. 2083, del 18 Settembre 1962); f) –
Accordo bilaterale Italia-USA, firmato dal Governo Andreotti, il 16 Settembre
1972; g) - il ‘Memorandum d'intesa USA-Italia’ (Shell Agreement) del 2 Febbraio
1995; h) – Accordo segreto ‘Stone Ax’ (Ascia di Pietra), concluso inizialmente
negli anni ‘50/’60 e rinnovato l’11 Settembre 2001?
Il tutto, naturalmente, senza parlare degli altri ‘Accordi ad hoc’ (in questo
caso, top top secret) che – oltre a non fare trapelare nemmeno il loro nome o
sigla – contemplano e regolano, sia la dislocazione e lo stoccaggio, sul suolo
italiano, di all’incirca 90 bombe nucleari (del tipo B-61 e con una potenza di
distruzione fra i 45 ed i 107 kilotoni che sono custodite tra la base di Aviano
in provincia di Pordenone e quella di Ghedi-Torre in provincia di Brescia) che
l’obbligatorio coinvolgimento di alcuni reparti delle nostre FF.AA. nei diversi
‘Programmi di cooperazione militare’ che sono previsti da Washington, per
questo scacchiere.
Dov’è, in tutto ciò, la tanto decantata e sbandierata ‘Sovranità popolare’ (‘La
sovranità appartiene al popolo’… ), solennemente sancita dall’Articolo 1, comma
II°, della Costituzione italiana?
A cosa serve, in definitiva, quell’ufficiale ‘Sovranità’… – a cui, ad ogni
tornata elettorale, fanno regolarmente e sfacciatamente appello gli
apparentemente policromi Partiti politici del nostro Paese – se non a
permettere ai medesimi Partiti, attraverso la truffa del suffragio universale,
di continuare ad abbindolare gli elettori, per potersi immancabilmente e
“democraticamente” assicurare l’elezione o la ri-elezione dei loro candidati, valletti
degli USA?
Inutile meravigliarsi, allora, se l’insieme dei loro eletti pro tempore – una
volta furbescamente arraffato il nostro ‘avallo formale’ – si permettono
contemporaneamente il lusso, come i loro predecessori degli ultimi 63 anni, non
solo di tradire sistematicamente i reali interessi del nostro Popolo-Nazione ma
addirittura, di continuare unicamente a servire ed a tutelare quelli dei loro
“padroni” d’oltre-oceano!
Sto parlando, naturalmente, di quella spocchiosa ed esiziale banda di ‘mercanti
con la pistola’ (come li chiama John Kleeves) che – con la loro ingombrante ed
abusiva presenza militare e logistica sui nostri territori – continua, da più
di mezzo secolo, a fare il “buono” ed il “cattivo tempo” delle nostre
Istituzioni e dei nostri Governi.
Quei boriosi ed “altruistici” signori (“signori”, si fa per dire…), infatti –
oltre ad ingegnarsi quotidianamente a consolidare e proteggere, alle nostre
spalle ed a nostre spese, i loro indicibili interessi ed inconfessabili
tornaconti all’interno dei nostri territori – continuano costantemente a darsi
da fare, per alimentare ed irrobustire la posticcia ed ingannevole legittimità
dei loro privati “maggiordomi” italioti. Il tutto, nell’illusoria e fallace
speranza di potere eternamente perpetuare l’esistenza, nel nostro Paese, di una
Classe politica servile, incondizionatamente e remissivamente votata a
soddisfare i loro esclusivi e puntuali desiderata.
Per chi votare, allora, questa volta?
Rebus sic stantibus (così stando le cose…), alle prossime elezioni – per chi
avesse davvero l’intenzione di tentare di debuttare una sua qualunque
manifestazione di concreto dissenso nei confronti dei nostrani “tirapiedi” dei
nostri colonizzatori – potrei soltanto fornire due tipi di suggerimento:
1. il primo (dedicato a chi, pur condividendo la mia analisi e le mie
preoccupazioni, preferisce semplicemente limitarsi, per ora, a trasmettere un
‘segnale forte’ ai “camerieri” di cui sopra): “turarsi il naso” ed andare
comunque a votare (l’astensione o la ‘scheda bianca’, infatti, abbassano il
quorum dei votanti e facilitano ancora di più la rielezione dei suddetti
“maggiordomi”!): non dimenticando, però, di annullare vistosamente e/o
scurrilmente le schede elettorali che ci verranno consegnate;
2. il secondo (dedicato a chi, invece – avendo prioritariamente a cuore gli
interessi della nostra Nazione, piuttosto che quelli della propria ‘fazione’ –
ritiene che in Italia, ormai, non ci sia più altro da fare che tentare di
“azzerare il tutto”, prima di potere ricominciare, in qualche modo, a parlare
di politica): iniziare seriamente a pensare, come potersi definitivamente e
legalmente sbarazzare dei succitati “maggiordomi” e dei loro rispettivi
“portaborse” (tanto per poterne estirpare o estinguere la “specie”!), riuscendo
a tradurli, tutti, davanti a delle Corti marziali o a dei Tribunali popolari
(circoscrizione per circoscrizione, dove questi ultimi risiedono, operano o
sono stati eletti), affinché possano essere rapidamente processati e giudicati,
per Alto tradimento; e, di conseguenza – anche se in momentanea ed eccezionale
deroga alla saggia abolizione della pena di morte in Italia – fucilati alla
schiena: con ignominia, disprezzo ed immancabile confisca dei loro beni (beni
che dovranno essere equamente ripartiti e distribuiti – per decreto Legge ad
hoc – tra i più bisognosi o i meno abbienti dei nostri connazionali).
Il lettore mi scuserà, ma in tutta coscienza e franchezza – vista l’insolubile
e drammatica situazione in cui continua a versare il nostro Paese – non riesco
proprio ad immaginare altri utili o efficaci suggerimenti da prospettargli o da
proporgli, in questo momento.
A.Mariantoni copyright
| inviato da FrancoColombo il 3/6/2009 alle 15:38 | |
30 aprile 2009
Al fianco e nella stessa trincea...
di tutti coloro che hanno coraggiosamente ed
altruisticamente portato la loro modesta ed indispensabile "pietra"
al cantiere della libertà, dell'indipendenza, dell'autodeterminazione
e della sovranità politica, economica, culturale e militare
della Nazione italiana ed europea (ed implicitamente di ogni Nazione
del mondo). Ed hanno altresì anticipatamente e duramente pagato,
sulla loro pelle, il fervente anelito ed il doveroso e disperato tentativo
di fare risorgere, dalle sue ceneri, la propria Civiltà, attraverso
le indispensabili e sacrosante battaglie per la liberazione del proprio
popolo dalle feroci e costringenti catene del suo quasi bimillenario
servaggio e per l'affermazione del diritto di ogni Nazione di essere,
di esistere e di agire in ordinaria armonia - ed identica considerazione
e rispettabilità - all'interno del medesimo consesso internazionale.
Passato il 25 Aprile 2009, a 64 anni dalla data della sconfitta della Patria – e come tale, giornata di lutto nazionale, e non di “festa”… – mi ritornano alla mente le frasi (oggi, più che mai cariche di significato!) che erano riportate a tergo di un ricordino mortuario degli anni ’50, dedicato a Mussolini.
…In Italia c’è un faro di luce c’è la tomba col nome del Duce che mai nessuno potrà cancellar !
DUCE D’ITALIA
Il suo amore per l’Italia che volle ed ebbe grande libera e rispettata.
Lottò contro l’odio di egemoniche potenze che la nostra Patria vollero debole, derisa e schiava.
Tradito dai venduti allo straniero da vili che non conobbero il dovere dai disonesti privi di onore
Ucciso da chi temendo l’inesorabile giustizia volle continuare ad assicurarsi la libertà personale sacrificando quella della Patria intera.
| inviato da FrancoColombo il 30/4/2009 alle 17:27 | |
14 aprile 2009
In ricordo del comandate...
Ad memoriam
GLI ULTIMI FASCISTI: Franco Colombo e gli arditi della "MUTI" Legione Autonoma MUTI "la mia PUPILLA" Il segretario del PFR Alessandro Pavolini e il comandante della "MUTI" Franco Colombo In visita alla casema della Legione Autonoma "ETTORE MUTI" in via Rovello (Milano 1945).
Il 29 aprile 1945 a Lenno di Tremezzina alle 14, 30 ore pomeridiane
veniva assassinato il Comandante della "LAM Ettore Muti", Francesco
Colombo, detto da tutti Franco. Noi, oggi 29 aprile 2009, a decenni e decenni di distanza lo vogliamo umilmente
ricordare. Umilmente e devotamente. Ricordare significa etimologicamente cio'
che muove dal cuore...dunque inutile dilungarsi in lunghi ed incloncludenti
discorsi brillanti, intellettualistici, verso cui proviamo ora come ora solo
disgusto. Silenzio interiore pieno di devozione verso il Comandante
Franco Colombo e verso Sergio Ramelli, altro giovane Camerata
scomparso - dopo una straziante ed inumana agonia - anche lui il 29 aprile, ma
del 1975.
Entrambi vennero
assassinati dal terrorismo antifascista nemico dell'Italia e da sempre al
servizio di potenze straniere. Noi non eseguiamo il "Presente" poichè
non vi sono Camerati degni di portare il nome di Colombo e Ramelli. Noi
esprimiamo la nostra devozione verso i 2 Caduti e verso tutti i caduti
della RSI con il silenzio.
Centro Studi Franco Colombo
| inviato da FrancoColombo il 14/4/2009 alle 22:10 | |
7 aprile 2009
LUTTO NAZIONALE
Resoconto provvisorio: 281 morti di cui 20 bambini, 29.000 senza casa
In memoria di tutti i nostri fratelli e sorelle caduti a seguito del terremoto.
Risorgi Aquila! Risorgi popolo abruzzese! Risorgi Italia! CSFC
| inviato da FrancoColombo il 7/4/2009 alle 3:30 | |
4 aprile 2009
CSFC-ENCLAVE ITALIANA, festeggiano 2 anni di web
Due anni fa esordiva sul web il blog del Centro Studi Franco Colombo, dedicato alla memoria di un Martire dell'italianità che guida la resistenza anti-americana dei Militi della "Legione Autonoma Muti" di Milano nelle tragiche e al tempo stesso luminose giornate della RSI di Mussolini.
Il CS FRANCO COLOMBO, nella linea della vera italianità mediterranea che fu sempre rigorosamente espressa dal Mazzinianesimo, dal Sindacalismo Rivoluzionario di F.Corridoni, dalla Scuola di Mistica Fascista e infine dagli Eroi e Martiri della Repubblica Sociale.
Ribadisce. Per la resurrezione della Patria
Libertà, indipendenza, autodeterminazione e sovranità politica, economica, culturale e militare per l'Italia, per l'Europa e per l'insieme dei Popoli-Nazione del mondo.
Se, tutti insieme, non si recupera - con le unghie e con i denti - la libertà, l'indipendenza, l'auto-determinazione e la sovranità politica, economica, culturale e militare per la nostra Patria (Italia ed Europa), qualunque iniziativa (teoricamente giusta!) contribuisce esclusivamente a perpetuare la nostra sudditanza fisica nei confronti delle forze straniere che occupano e colonizzano la nostra Nazione da più di 63 anni.
TUTTO IL RESTO, E' CHIACCHIERA!
Salutiamo in questa occasione i nostri amici Detenuti: i fratelli GIL ed Enzo. Anche: Luigi, Sudo, Franco, Stefano, Gianluca ed altri camerati detenuti.
Tutti i Detenuti d'Italia che non hanno commesso atti di violenza verso donne e bambini.
Tutte le ragazze o donne madri detenute.
Tutti coloro che si trovano in ospedale lottando quotidianamente, comprese le vittime dei famigerati OPG (ospedale psichiatrico giudiziario) o dei TSO.
Gli umili, ma forti nello Spirito.
Tutti gli ultimi, tutti i barboni, gli emarginati di ogni colore/razza/sesso
Tutti gli anziani, tutti i disabili, i portatori di handicap, i senza casa e tutti coloro che sono vittime di gravi condizioni di disagio sociale, soli e abbandonati da uno stato venduto al nemico e traditore delle sue tradizioni.
Gli Italiani di nobili sentimenti consapevoli di essere parte di una grande Enclave Mediterranea, libera dall'Occidente, libera dal Sionismo e per una socialità migliore. Moralmente fieri di essere tali!
Salutiamo anche tutti i lavoratori italiani in lotta contro le ipocrisie democratiche per la difesa del proprio lavoro, del proprio stipendio, della propria esistenza.
I bambini abbandonati (e sono migliaia e migliaia nel mondo) come tutti quei bambini che sono stati vittime di abusi, violenze morali e/o fisiche.
Tutti quelli che, solitari vilipesi isolati, vivono ancora con un sogno fascista nel cuore, un fuoco che non brucia emanando intensissima Luce.
Il popolo di Gaza, i bambini di Gaza, quanti, nonostante le durissime condizioni di salute, non possono ricevere cure ed aiuti a causa della feroce spietatezza dell'embargo.
La Resistenza Irachena.
La Resistenza Libanese.
Esprimiamo solidarietà a coloro che lottano per la difesa della loro terra contro le aggressioni anglo-americane e sioniste.
Il nostro abbraccio fraterno a tutti i Camerati e amici.
Ringraziamo tutti coloro che ci hanno aiutato a crescere e a "DURARE".
Grazie anche a ilcannocchiale-il mondo visto dal web che ci ospita.
http://www.ilcannocchiale.it/def.aspx
| inviato da FrancoColombo il 4/4/2009 alle 22:33 | |
26 marzo 2009
Questa non è la NOSTRA LOTTA!
Questa non è la NOSTRA LOTTA, memori di quanto la storia
passata ci ha insegnato la RIFIUTIAMO! “L'opposto
estremismo” utile al nostro AVVERSARIO, al mondo dell’alta finanza, dei grandi
industriali, del capitalismo, del SISTEMA SBAGLIATO.
Noi tutti sogniamo di
partecipare al CAMBIAMENTO...
Quello VERO!
Affrontando, se ci saranno, LOTTE più concrete, contro il
RESPONSABILE CERTO della GRAVE situazione in cui versa il nostro popolo.
RINUNCIAMO a dividerci in "FAZIONI" fratricide SENZA
SENSO.
E questo senza rinunciare ad essere noi stessi.
NOI desideriamo LAVORO PER TUTTI i cittadini e interventi
per chi vive situazioni di GRAVE DISAGIO SOCIALE.
Se non si COMPRENDE che
noi tutti insieme, non si recupera - con le unghie e con i denti - la libertà,
l'indipendenza, l'auto-determinazione e la sovranità politica, economica,
culturale e militare per la nostra Patria (Italia ed Europa), qualunque
iniziativa (teoricamente giusta!) contribuisce esclusivamente a perpetuare la
nostra sudditanza fisica nei confronti delle forze straniere che occupano e
colonizzano la nostra Nazione da più di 63 anni.
TUTTO IL RESTO, E' CHIACCHIERA!
Per pretendere essere "alternativi", è necessario potere essere
"differenti". Non diciamo, "antitetici"... ma, almeno ,
"dissimili", "asimmetrici" e "contrastanti".
Nell'essenzialità dei comportamenti e non a chiacchiere.
Chi vuole il suo male, pianga se stesso!
Politicamente noi ci collochiamo col POPOLO.
Riteniamo che il clima per propiziare questa “liberazione nazionale” può essere
preparato dal silenzioso lavoro interiore di TUTTI COLORO che condividano, STANDO
BENE INSIEME, un’ UNICO SCOPO. Tutto a prescindere dalla razza, dal sesso,
dalla religione e dal ceto sociale. Rispetta chi porta rispetto, ed è
inflessibile con chi non rispetta le Tradizioni e le Leggi, siano esse dello
Stato che Naturali che sapremo tutti insieme decidere e condividere..
Non con la violenza. Solo le idee vive e coscienti mutano la situazione, non la
violenza. Chi ricorre alla violenza mostra di non avere idee o di non avere
fiducia nella propria idea: perciò non può realizzarla.
Ogni cervello è unico, originale, irripetibile e, complementare, se
intelligente. Se pensate il contrario, domandate a Vostra madre, di rifarvi
così come siete attualmente.
PER UNIRSI E FARE QUALCOSA (anche andare a bere un caffè insieme...), ci vuole UNO
SCOPO COMUNE (e non idee comuni - poiché se la pensassimo tutti allo stesso
modo, staremmo al Museo delle Cere, e - soprattutto - non avremmo nulla da
dirci, né potremmo fare qualcosa insieme!).
Il vero problema, per unire le persone attorno ad uno scopo comune, è
l'intelligenza. Una "derrata" che, purtroppo, non è facilmente
reperibile nei Supermercati. Né tanto meno, esercitandosi al "gratta e
vinci".
Nessuno di noi è il detentore della verità. La verità siamo tutti noi, ivi
compreso chi ci sta antipatico, ivi compreso colui con il quale non siamo
d’accordo. Invece le nostre opinioni anche se diverse possono convergere su uno
scopo da raggiungere. Che mi frega se uno si definisce FASCISTA se ha la
tessera del PCI, o liberale, o Borbonico, o Monarchico, o Repubblicano
qualsiasi tessera; l'importante è capire che le idee sono tutte valide e anche
la più assurda è valida, perchè è l'anelito di ognuno di noi a fare qualcosa.
CI VUOLE UNA SQUADRA! (ecco la nazione) Uomini diversi che si mettono insieme
per raggiungere un obbiettivo preciso. Ecco il senso della Libertà,
indipendenza, autodeterminazione e sovranità politica, economica, culturale e
militare per l'Italia, per l'Europa e per l'insieme dei Popoli-Nazione del
mondo. Se non si comprende che è lo SCOPO che unisce è inutile continuare a
prenderci in giro.
Molti ritengono che l'apparire sia più importante dell'essere. Noi, in questo
PARTICOLARE MOMENTO della società italiana, ce ne freghiamo di apparire e
riteniamo che essere UOMINI e DONNE al di là delle ideologie è più importante e
decisivo per la formazione di una squadra SERIA e CONCRETA. Una squadra che
voglia fortemente raggiungere uno SCOPO VERO. Lo scopo che tutti insieme
andremo a decidere.
I simboli sono tutti belli, le idee sono tutte valide. Non è l'aspetto grafico
dei simboli o la forma verbale che assumono le idee che possono cambiare le
situazioni che ci tengono comunemente a cuore. Quello che conta, in qualsiasi
lotta, è sapere per quale ragione si combatte e contro chi e perché è indispensabile
combattere. II resto, sono dei dettagli tecnici.
CAMBIARE QUESTO PAESE È POSSIBILE, MA PRIMA SI DEVE CAMBIARE LA MENTALITÀ DEL
CITTADINO. OCCORRE UNA RIVOLUZIONE CULTURALE.
Accettare il compromesso, subire in silenzio e rinunciare ai propri diritti,
vuol dire essere partecipi.
Partecipi di un SISTEMA SBAGLIATO , vuol dire accettare.
IO NON ACCETTO!
Chi si sente traviato, sfruttato, maltrattato da questo sistema esca
fuori...Chi non ha problemi, o non ne ha abbastanza, la smetta di prendere per
i "fondelli" se stesso e gli altri.
Desideriamo TUTTI rifiutarci di DELEGARE un SISTEMA
SBAGLIATO, preferiamo VIVERE !
DESIDERIAMO SOGNARE, la trasformazione del Parlamento e
l'introduzione della “rappresentanza integrale e meritevole”, rendendo
equivalente la gratifica con quanto percepito da uno dei tanti operai italiani.
La immediata applicazione di una legge che sanzioni il DIRITTO E IL DOVERE di
LAVORO per TUTTI i CITTADINI senza DISTINZIONI. L’intervento in favore di chi
si ritrova, suo malgrado, in GRAVI DISAGI SOCIALI.
La modificazione del decreto-legge per le pensioni d'invalidità e vecchiaia,
riducendo il limite di età a 55 anni per gli uomini e 50 per le donne;
l'IMMEDIATO apprestamento dei decreti-legge per le Assicurazioni obbligatorie
di malattia , di disoccupazione e di assistenza sociale per tutti i cittadini;
Un'imposta FORTEMENTE PROGRESSIVA sul CAPITALE;
La soluzione del PROBLEMA DELLE ABITAZIONI per TUTTI i cittadini.
Il sequestro di tutti i beni delle Congregazioni religiose.*1
La revisione di tutti i contratti di forniture di guerra e il sequestro
dell’85% dei prodotti di guerra.
Liberazione dunque oggi è per noi rifondare l’Uomo. E’ far risorgere l’Uomo.
Chi pretende il contrario: ecco, il nemico più prossimo e ravvicinato da
fronteggiare, combattere e sconfiggere. Immediatamente. E senza pietà!
VAFFANCULO ALLA SINISTRA,
VAFFANCULO ALLA DESTRA,
VAFFANCULO AL CENTRO,
VAFFANCULO ALLE ESTREME VARIEGATE,
a BERLUSCONI
e a FRANCESCHINI,
pure a quel GRILLO e ai GRILLINI
e a TUTTI COLORO CHE NON FANNO NULLA PER RISOLVERE I VERI PROBLEMI:
Inflazione, disoccupazione, recessione, LAVORO PER TUTTI e denaro a chi è al
limite della sopravvivenza....
Sono questi i veri problemi che più assillano gli italiani.
Tutto il resto può attendere o comunque viene dopo.
E per scoprire se uno è intelligente oppure no, è
sufficiente capire ciò che abbiamo cercato di trasmetterVi qui sopra.
Non daremo le perle ai porci ma ci rivolgeremo solo a quei figli della nostra
Madre Italia il cui cuore puro può accogliere dei semi destinati al vero
rigoglio delle spighe e non alla gramigna".
“Chi legge, capisce. Chi non legge, non può capire. Chi non
ha la testa per capire, il leggere è superfluo; il capire, è inutile!”
NON
Cooperatori-NON omologati-NON in vendita!
La nostra
solidarietà all’autrice del documento visivo che ci permette di accertare situazioni di una
lotta inutile. Mi raccomando: ricominciamo dagli "opposti estremismi"... in modo tale che la Seconda Repubblica (che, attualmente, ha la merda fino ai capelli) potrà sopravvivere in una sua possibile Terza edizione, così come riuscì a farlo all'epoca della Prima. grazie al gentile, gratuito e volontario concorso delle "scimmie" di estrema-destra e di estrema-sinistra.
*1) "Il sequestro di tutti i beni delle Congregazioni religiose." Quelle che si trovano sul territorio italiano. Presso lo Stato Vaticano, potranno fare come meglio credono. La fede religiosa del nostro popolo è cristiana. Nessuno vieterà mai la libertà di religione. Questo, senza nessuna distinzione di credo e con parità di diritti e doveri. DIRITTI e DOVERI che non contrastino con il SUPREMO BENE del cittadino e del popolo italiano.
| inviato da FrancoColombo il 26/3/2009 alle 15:4 | |
23 marzo 2009
23 MARZO 2009-FESTEGGIANDO IL 90°... Storia di uomini e di volontà umane che tenacemente vollero ed arditamente e decisamente seppero raggiungere l’obiettivo che si erano liberamente e sinceramente imposto di conseguire.
Quella
loro Storia, ancora oggi, se ancora ce ne fosse bisogno, è
là per dimostrare al mondo che quando si vuole, si può.
E che il semplice buon senso e l’antica «arte del fare»,
quando sono opportunamente «conditi» con un po’ di coraggio
e di abnegazione umana, oltre ad essere la migliore ricetta di ogni
sana politica, sono sempre in grado, in ogni momento della Storia,
di sconfessare qualunque tipo di teoria preconcetta ed, allo stesso
tempo, di contraddire, inficiare o stravolgere qualsiasi preteso,
inevitabile o dogmatico senso della storia!
Ogni cervello è unico, originale, irripetibile e, complementare, se
intelligente. Se pensate il contrario, domandate a Vostra madre, di rifarVi
così come siete attualmente.
PER UNIRSI E FARE QUALCOSA (anche andare a
bere un caffé insieme...), CI VUOLE UNO SCOPO COMUNE (e non idee comuni - poiché
se la pensassimo tutti allo stesso modo, staremmo al Museo delle Cere, e -
soprattutto - non avremmo nulla da dirci, né potremmo fare qualcosa insieme!).
Il vero problema, per unire le persone attorno ad uno scopo comune, è
l'intelligenza. Una "derrata" che, purtroppo, non è facilmente reperibile
nei Supermercati. Né tanto meno, esercitandosi al "gratta e vinci".
Nessuno di noi è il detentore della verità. La verità siamo tutti noi, ivi
compreso chi ci sta antipatico, ivi compreso colui con il quale non siamo
d'accordo. Invece le nostre opinioni anche se diverse possono convergere su uno
scopo da raggiungere. Che mi frega se uno ha la tessera del PCI, o liberale, o
Borbonico, o Monarchico, o Repubblicano; l'importante è capire che le idee sono
tutte valide e anche la più assurda è valida, perchè è l'anelito di ognuno di
noi a fare qualcosa. CI VUOLE UNA SQUADRA. (ecco la nazione) Uomini diversi che
si mettono insieme per raggiungere un obbiettivo preciso. Ecco il senso della
Libertà, indipendenza, autodeterminazione e sovranità politica, economica,
culturale e militare per l'Italia, per l'Europa e per l'insieme dei
Popoli-Nazione del mondo. Se non si comprende che è lo scopo che unisce è
inutile continuare a prenderci in giro.
Molti ritengono che l'apparire sia più importante
dell'essere. Noi, in questo particolare momento della società italiana, ce ne
freghiamo di apparire e riteniamo che essere uomini al di là delle ideologie è
più importante e decisivo per la formazione di una squadra SERIA e CONCRETA. Una
squadra che voglia fortemente raggiungere uno scopo vero. LO SCOPO CHE TUTTI INSIEME ANDREMO A DECIDERE.
I simboli sono tutti belli, le idee sono tutte valide. Non è l'aspetto
grafico dei simboli o la forma verbale che assumono le idee che possono cambiare
le situazioni che ci tengono comunemente a cuore. Quello che conta, in qualsiasi
lotta, è sapere per quale ragione si combatte e contro chi e perché è
indispensabile combattere. II resto, sono dei dettagli tecnici.
CAMBIARE QUESTO PAESE È POSSIBILE, MA PRIMA SI DEVE CAMBIARE LA MENTALITÀ DEL
CITTADINO. OCCORRE UNA RIVOLUZIONE CULTURALE.
Accettare il compromesso,
subire in silenzio e rinunciare ai propri diritti, vuol dire essere
partecipi. Partecipi di un sistema sbagliato , vuol dire accettare.
IO
NON ACCETTO!
Chi si sente traviato, sfruttato, maltrattato da questo sistema esca
fuori...Chi non ha problemi, o non ne ha abbastanza, la smetta di prendere per i
"fondelli" se stesso e gli altri.
E per scoprire se uno è intelligente oppure no, è sufficiente capire ciò che
ho cercato di trasmetterVi qui sopra.
Non daremo le perle ai porci ma ci rivolgeremo solo a quei figli della nostra
Madre Italia il cui cuore puro può accogliere dei semi destinati al vero
rigoglio delle spighe e non alla gramigna".
VAFFANCULO ALLA SINISTRA, VAFFANCULO ALLA DESTRA, VAFFANCULO AL
CENTRO, VAFFANCULO ALLE ESTREME VARIEGATE, a BERLUSCONI e a
FRANCESCHINI, pure a quel GRILLO e ai GRILLINI e a TUTTI COLORO CHE NON
FANNO NULLA PER RISOLVERE I VERI PROBLEMI:
Inflazione, disoccupazione,
recessione e denaro a chi è al limite della sopravvivenza.... Sono questi i
veri problemi che PIU' ASSILLANO GLI ITALIANI.
Tutto il resto può
attendere o comunque viene dopo.
SVEGLIAMOCI...
AGLI ORDINI COMANDANTE COLOMBO
di tutto il resto, di tutti gli altri (neo, post, a fascisti, guardie grigioazzurre del sistema giudaico mondiale)
"me ne frego"
"Si scoprono le tombe, i legionari, gli arditi della MUTI son risorti".
ONORE E GLORIA ETTORE MUTI!
CSFC-ENCLAVE ITALIANA-SBANDATI NERI
| inviato da FrancoColombo il 23/3/2009 alle 18:9 | |
22 marzo 2009
Milano: 23 Marzo 1919 Fondazione dei Fasci Italiani di Combattimento
Mentre la gran parte di tutti coloro che si dicono Fascisti
dimenticano, noi festeggiamo il 90°...
Il
23 Marzo del 1919, quando ebbe luogo a Milano la prima Assemblea
costitutiva dei Fasci Italiani di Combattimento, nessuno o quasi, in
Italia ed all’estero, si accorse di quella riunione, né tanto meno
della portata storica, politica, economica, sociale, culturale ed
esistenziale di quell’avvenimento. Prova ne è, le classiche ed
asettiche dieci righe di formale resoconto che apparvero il giorno dopo
sull’esclusiva cronaca locale di alcuni quotidiani milanesi. Ed era normale che così fosse stato! Convocata
a soli quattro mesi dalla firma dell’armistizio di Villa Giusti (4
Novembre 1918 e dalla fine per l’Italia della Prima Guerra mondiale,
quella storica «adunata» - non solo era stata distrattamente equivocata
o confusa dagli osservatori esterni con uno qualunque dei tanti
convegni patriottici organizzati in quell’epoca dagli ex-interventisti
e/o ex-combattenti, ma - non aveva nemmeno avuto il tempo materiale di
essere adeguatamente pubblicizzata né ponderatamente ed
appropriatamente organizzata dai suoi stessi specifici promotori. In
altre parole, considerando che le situazioni di contingenza del Paese
fossero più che mai imperiose ed incalzanti, l’allora direttore del
Popolo d’Italia, Benito Mussolini, e quello sparuto manipolo di
camerati che lo attorniava e lo sosteneva sin dal 1914-15, avevano per
così dire tentato di anticipare gli eventi che immancabilmente si
avvereranno nei mesi successivi e, di conseguenza, avevano
goliardicamente e copiosamente improvvisato L’annuncio per la
convocazione di quell’Assemblea, infatti, dopo un primo fugace appello
lanciato dal futuro Duce l’11 Gennaio del 1919, aveva incominciato ad
essere sistematicamente pubblicizzato, sul «Popolo d’Italia», soltanto
a partire dal 2 Marzo dello stesso anno. Cioè, esattamente diciannove
giorni prima dell’incontro preparatorio (21 Marzo ) di quel convegno e
ventuno, dall’effettiva data di quel fatidico raduno (23 Marzo). Risultato:
alla vigilia di quell’ «importantissima riunione» (come lo stesso
Mussolini l’aveva fin lì definita), l’iniziativa in questione era
riuscita a malapena ad attirare o a suscitare, in tutta la Penisola,
soltanto 400 adesioni individuali (verbali o scritte) ed una trentina
di conferme collettive di sostegno da parte di qualche associazione di
reduci, di mutilati e di studenti. Il 23 Marzo del 1919 - la
data scelta dai futuri Sansepolcristi - era una domenica come tante
altre. Milano - svestitasi temporaneamente del suo tradizionale e
laborioso dinamismo feriale - si era, in quel giorno, apaticamente
risvegliata sotto un’intermittente e noiosa pioggerellina primaverile.
E piazza San Sepolcro, raramente frequentata nei giorni festivi,
appariva agli occasionali passanti, appena un po’ più animata del
solito. Già dalle prime ore del mattino, infatti, diversi
capannelli di persone, incuriosite o interessate, si erano
spontaneamente costituiti dal lato opposto dello stretto piazzale che
tuttora fronteggia la prominente basilica affiancata dai due
caratteristici campanili romanici. E quell’inconsueto e sorprendente
assembramento - con la sua attenzione principalmente rivolta
all’indaffarato andirivieni che regnava davanti al portone d’ingresso
del neoclassico ed, in quel tempo, abbastanza malridotto e fatiscente
Palazzo Castagni (sede designata per quella riunione) - faceva da
estemporanea e surreale cornice al quadro piuttosto assembleare e
senz’altro effervescente di quel rumoroso e singolare convegno. All’interno
di Palazzo Castagni – sede in quel tempo del Circolo per gli Interessi
Industriali, Commerciali e Agricoli della provincia di Milano ed i cui
locali erano stati regolarmente presi in affitto e non certo
«benevolmente concessi» dai responsabili del Capitalismo lombardo, come
ebbero più tardi a pretendere i cosiddetti antifascisti della
venticinquesima ora! – c’era di tutto: combattenti, arditi, volontari e
mutilati della Prima Guerra mondiale, studenti, operai, commercianti,
imprenditori, liberi professionisti, disoccupati, poeti, artisti,
ex-interventisti, socialisti rivoluzionari, sindacalisti, anarchici,
nazionalisti, futuristi, repubblicani, monarchici, massoni e, perfino,
alcuni israeliti E fu davvero un «miracolo» che la risicata e tetra
«sala dei Commercianti» di quel Circolo riuscisse addirittura quasi a
riempirsi con un centinaio di presenze effettive,tra cui - oltre i
soliti curiosi e qualche poliziotto in borghese - soltanto 53 o 54
delegati dei nascituri Fasci. Un reale fallimento, da un punto
di vista formale Ed uno strabiliante ed incalcolabile successo, se
viene presa in considerazione la specifica qualità e la profonda
sostanzialità di quell’avvenimento! Quel giorno, infatti, al di
là delle roboanti e bellicose dichiarazioni di principio che furono
immancabilmente pronunciate dai diversi intervenuti, non furono
soltanto gettate le basi di quello che più tardi diventerà il Fascismo
Italiano. Quel giorno, se vogliamo, venne ri-inaugurato l’antico,
naturale, umano e sempre valido metodo di fare politica all’interno
della società: fissare, cioè, un obiettivo o uno scopo da raggiungere e
chiamare indistintamente ed indiscriminatamente a raccolta tutti coloro
che direttamente o indirettamente - al di là di qualunque schema
ideologico, politico o partitico preconcetto - sono pronti con il loro
cuore, il loro spirito, la loro mente e/o le loro braccia ad implicarsi
personalmente e concretamente in quell’impresa comune, per tentare di
contribuire quotidianamente e fattivamente alla libertà,
all’indipendenza, all’autodeterminazione ed alla sovranità del proprio
Stato, nonché al benessere, alla fierezza ed alla dignità del Popolo e
della Nazione di cui si fa parte. Ancora oggi, persino tra gli
stessi «Fascisti» o presunti tali (il più delle volte, politicamente
ottenebrati dalla rituale e ciclica corsa alle sedie democratica o
ideologicamente forviati da più di cinquant’anni di quotidiana e
ossessionante propaganda antifascista), ci si continua a meravigliare
che un tale avvenimento abbia potuto effettivamente realizzarsi.
Oppure, che - in quell’occasione - tutto ed il contrario di tutto abbia
potuto incoerentemente ed inverosimilmente confluire in quel modesto e
contraddittorio alveolo e, da irrisorio e maldestro ruscello,
trasformarsi dapprima in torrente impetuoso ed, in seguito, in fiumana
straripante e travolgente. Oggi, tentare di descrivere quel
particolare episodio della nostra Storia, sembra davvero come
raccontare una favola Eppure, fu semplicemente Storia. Storia di uomini
e di volontà umane che tenacemente vollero ed arditamente e decisamente
seppero raggiungere l’obiettivo che si erano liberamente e sinceramente
imposto di conseguire. Quella loro Storia, ancora oggi, se ancora ce ne
fosse bisogno, è là per dimostrare al mondo che quando si vuole, si
può. E che il semplice buon senso e l’antica «arte del fare», quando
sono opportunamente «conditi» con un po’ di coraggio e di abnegazione
umana, oltre ad essere la migliore ricetta di ogni sana politica, sono
sempre in grado, in ogni momento della Storia, di sconfessare qualunque
tipo di teoria preconcetta ed, allo stesso tempo, di contraddire,
inficiare o stravolgere qualsiasi preteso, inevitabile o dogmatico
senso della storia! Alberto B. Mariantoni Copyright 
| inviato da FrancoColombo il 22/3/2009 alle 23:56 | |
19 marzo 2009
L'importante è "l'etichetta". Poi, se dentro il "barattolo" non c'è nulla, cosa importa?
Siamo disgustati da tutto "un mondo" che non riconosce più nemmeno se stesso.
Per
pretendere essere "alternativi", è necessario potere essere
"differenti". Non diciamo, "antitetici"... ma, almeno , "dissimili",
"asimmetrici" e "contrastanti". Nell'essenzialità dei comportamenti e
non a chiacchiere.
Chi vuole il suo male, pianga se stesso!
| inviato da FrancoColombo il 19/3/2009 alle 15:49 | |
3 dicembre 2008
Samizdat - ancora prigionieri di coscienza
Le Forze Nazional-Rivoluzionarie non si fanno distrarre da falsi
obiettivi e sanno bene che l'inseguire l'idea di una presa di coscienza
europea della decadenza senza analizzarne le cause prime ed
archetipiche è sforzo vano.
Sforzo vano per coloro che si battono in buona fede -in qualunque modo
sia loro possibile, con l'azione o con il pensiero- per tentare di
risollevare la Patria dalla dissoluta schiavitù mondialista,
anti-cristiana, anti-nazionale.
Noi mantienamo ferma la nostra posizione radicale e intransigente ed
esprimiamo il massimo disprezzo per chi insegue in nome di riferimenti
transeunti, contingenti, modaioli e di fazione il "successo" politico
da prima serata in tv o da invettiva ad effetto per lo più pendendo
dalle labbra di politicanti scaltri e opinionisti dal variopinto
passato maestri assoluti sul terreno del relativismo,
dell'emergenzialismo, dell'effetto facile e gratificante.
Noi siamo mastini che non mollano.
Che non dimenticano i veri nemici.
Come i Romani che anche dopo una devastante sconfitta ricostruivano con
calma le proprie legioni e implacabilmente arrivavano alla rivincita e
all'espulsione del nemico dalla propria terra senza tenere conto del
tempo necessario e delle passeggere infatuazioni dei demagoghi di ogni
minoranza che -circondando la Città Santa- pretendevano di ridurre Roma
ad un emporio commerciale in nome del pragmatismo e della convenienza.
Perchè ad almeno alcuni sia chiaro che "non si cede neppure un metro" e che i nemici che ci scegliamo sono quelli veri vogliamo ricordare quanto segue.
Due anni dopo: ancora prigionieri di coscienza
Samizdat 2008
“Nessuno riuscirà mai a sbarrare la strada alla verità e io sono disposto a morire perché essa avanzi”.
Solzenicyn
Come era nelle nostre premesse, dopo due anni di azione pubblica, troveremo un risistemamento tattico.
Ci
dichiarammo dall’inizio “prigionieri di coscienza”. Mai espressione fu
più azzeccata. Facevamo riferimento – sin dalle nostre origini – a
quella mirabile corrente di pensiero e azione, sviluppatasi in Russia
nello scorso secolo, che ebbe in Solzenicyn il suo più nobile e forte
rappresentante.
Lo abbiamo visto. Sperimentato. Sulla pelle e nell’anima. Di essere “prigionieri di coscienza”.
Due tentativi di omicidio (uno
verrà a conoscenza dello stesso ministro italiano degli interni, in
quanto riguardante un giornalista internazionale serbo che non faceva
altro che riportare dati certi sull’impressionante traffico di sostanze
di stupefacenti nel Kosmet – conosciuto come Kossovo nella lingua
italiana - culla spirituale e morale serba, dove la persecuzione di
civili serbi ha assunto i caratteri di un vero e proprio genocidio),
amicizie distrutte da un giorno all’altro per non compromettere nessun
altro, altre amicizie che se ne andavano per sempre, diffamazioni
continue usate con ogni mezzo (anche verso nostri amici detenuti),
estromissione totale di tutti i nostri membri e simpatizzanti da un
forum definito di “destra radicale” ordinato da mandanti appartenenti
ufficiosamente alla Lega Nord e ad Alleanza Nazionale (ma operanti in
realtà dietro la copertura di potenti servizi segreti che hanno da
sempre, ossia da dopo il 1945, operato per la schiavizzazione e
umiliazione quotidiana della nostra patria), tentativi di violenza e
minacce verso una ragazza che ci aveva gentilmente concesso
ospitalità in una nazione straniera proprio in concomitanza con
l’arresto di un noto Patriota che aveva salvato il suo popolo
dall’ennesimo genocidio che si andava annunciando, che poi si sta
verificando: tutto questo (e non è nemmeno tutto...!) testimonia il
nostro grado di permanenti “prigionieri di coscienza”.
Non
è più possibile parlare pubblicamente, a nostro nome, di determinati
eventi e determinate situazioni. Ma quanto dovevamo portare in “salvo”
è in salvo. In mani sicure. Non indietreggeremo di un passo su
determinate questioni e tematiche. Useremo altre metodologie.
Siamo
ormai in epoca da “samizdat”. Siamo ovunque circondati: “siete più
forti voi”. Ne siamo consapevoli. Ma: non indietreggeremo. Al fondo
della vita c’è la Morte. Al punto che la morte si può esprimere come
l’essenza della vita. Coloro per cui la vita è solo raggiro, edonismo,
materialismo machiavellico, costoro sprofonderanno al primo istante: la
depravazione spirituale ha ormai raggiunto dimensioni sconvolgenti,
abissali. Si ha un disarmamento morale e spirituale vero e proprio. Noi
ora ci rafforzeremo, ancor più, sul piano dell’armatura spirituale.
Per
tutti i nostri caduti, per i nostri amici che sono in una via senza
ritorno, per chi dalla Russia alla Serbia, dalla Palestina all’Iraq,
per chi, ancora, nei tragici campi profughi palestinesi, con il suo
sangue quotidiano, con il suo dolore, con la gioia della lotta fa in
modo che la dittatura planetaria di coscienza non abbia il suo
definitivo, diabolico trionfo.
Anche per tutti loro, nostri fratelli nello spirito: Noi non indietreggeremo!
Anche gli scrittori del samizdat vennero processati, perseguitati, rinchiusi in ospedali psichiatrici, uccisi o picchiati.
Erano definiti pazzi, visionari, paranoici, dal materialismo imperante.
Loro
non avevano la minima speranza di vittoria. Volevano solo dire ai loro
figli: Ho fatto quel che ho potuto. Così noi. E un giorno
Vinceremo........
Enclave Italiana-CS Franco Colombo
Samizdat 2008- Prigionieri di Coscienza- “Non saremo mai come voi ci volete"
| inviato da FrancoColombo il 3/12/2008 alle 13:59 | |
24 novembre 2008
L’assedio di Gaza continua ad uccidere i malati: è morto il 77°.
Gaza - Infopal
Fonti mediche palestinesi hanno reso noto il decesso di Naji Hamdan
Qishta, 36 anni, residente a Rafah, nel sud della Striscia di Gaza,
avvenuto questa notte.
Naji era malato di cuore, ma le autorità israeliane gli hanno negato
l'autorizzazione per recarsi all’estero per le cure.
L’incubo della morte minaccia una lunga lista di malati e feriti.
Il decesso di questa notte porta a 77 il numero dei cittadini morti
per mancanza di cure adeguate.
23-01-2008 Gaza
(http://www.infopal. it/testidet. php?id=7393)
| inviato da FrancoColombo il 24/11/2008 alle 13:57 | |
24 novembre 2008
La Striscia di Gaza a rischio di catastrofe umanitaria per mancanza di corrente elettrica'.
Gaza - Infopal. Il direttore della Compagnia per la distribuzione di
energia elettrica di Gaza, l'ing. Suhail Skek, ieri ha lanciato
l'allarme "catastrofe umanitaria" nella Striscia come esito della
riduzione nel rifornimento di corrente elettrica.
Durante una conferenza stampa nella città di Gaza, Shek ha spiegato
che la compagnia sta attraversando una pericolosa crisi a causa della
mancanaza di pezzi di ricambio degli impianti della centrale e
dell’esaurimento del carburante industriale, bloccato
dall’occupazione israeliana. E ha aggiunto che la crisi energetica
peggiora di giorno in giorno: la Striscia riceve soltanto il 40-50%
del suo fabbisogno elettrico giornaliero. L'erogazione di corrente
viene sospesa tra le 8 e le 12 ore al giorno. Il problema si è
aggravato a seguito della mancanza di gas da cucina: le famiglie
stanno usando l'elettricità per accendere i fornelli.
Per quanto riguarda gli ospedali, essi funzionano grazie a generatori
che lavorano, tuttavia, solo per 8 ore. In caso di guasto o blocco
totale, molti malati saranno a rischio di morte.
Il direttore della compagnia elettrica ha sollecitato le
organizzazioni umanitarie e giuridiche a intervenire subito per
esercitare pressioni su Israele prima che la Striscia precipiti in un
disastro umanitario.
21-11-2008 Gaza
(http://www.infopal.it/testidet.php?id=9907)
| inviato da FrancoColombo il 24/11/2008 alle 13:54 | |
20 novembre 2008
Il Tibet ed il politicante Dalai Lama
Ovvio. Poteva essere il contrario? No.Tutti a fare i buonisti ed a parteggiare per il Dalai Lama ed il Tibet.Il culto del nazionalismo cinese ha liberato la
grande strategia ‘sviluppista’ di Deng Xiaoping dalla zavorra del
comunismo e del maoismo.
Per i cinesi l’integrità territoriale della Cina è un dogma.
Sun Yat-sen, il leader che ha guidato nel 1911
la rivoluzione anti-imperiale. Considerato uno dei padri della patria,
per Sun i principali gruppi etnici della Cina – han, manchu, mongoli,
hui e tibetani – costituivano le sue ‘cinque dita’. Cina: governo paga chi promuove online valori nazionalisti
Dopo
le recenti olimpiade di Pechino, l'orgoglio nazionalista cinese è
ulteriormente aumentato: molti internauti hanno iniziato a rivendicare
la superiorità della propria nazione su blog e forum. Il governo ha
deciso di sfruttare di questo sentimento, retribuendo gli utenti che
scrivono su internet qualcosa di positivo sulla madrepatria.
Elogiare
l'operato del governo, difendere l'immagine dello stato contro gli
insulti provenienti dall'estero frutta 50 centesimi cinesi a
intervento. A parere del quotidiano The Guardian, la manovra del governo cinese sta funzionando alla grande: circa 350 mila persone stanno partecipando a questa nuova forma di propaganda proveniente dal basso.Cinquecento
studenti dell'Università di Shanghai sono stati ingaggiati in qualità
di moderatori del forum i cui si parla di politica, per sedare
eventuali rivolte popolari. Vai Governo Cinese, non ti fermare. Siamo con te.
Reprimi i rivoltosi integralisti servi dell'imperialismo
U$A-I$RAEL.CsFC Enclave ITALIANA "Oscar conte di Toledo"
| inviato da FrancoColombo il 20/11/2008 alle 18:31 | |
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